errori & parole

SOMMARIO


1. ERRORI COMUNI DELLA LINGUA ITALIANA (fino ad ora, 40 articoli): dove le storture grammaticali di parlanti, sedicenti scrittori, poetucoli, blogger, giornalisti e questuanti del successo letterario sono messe a nudo

2. LINGUAGGI DELLE DEVIANZE: dove si analizza la lingua di persone affette da disturbo mentale sulla base di aneddoti scientifici ed esperienze professionali vissute dall'autore

3. PAROLA DI CRISTO: dove si tenta di rivelare una diversa semantica della fede e del comportamento profetico, il cui stile s'impone come violento, scandaloso e fuori dal comune 

4. TECNICA DELLA COMUNICAZIONE PUBBLICITARIA: dove s'indaga circa la creatività e la deficienza del mondo commerciale, prendendo in esame sia gli spot delle multinazionali sia quelli delle piccole e speranzose aziende e ricorrendo alle fondamentali lezioni di pragmatica della linguistica e pragmatica della comunicazione

5. SVILUPPO LINGUISTICO: dove si segue il percorso del bambino fino al raggiungimento della totale capacità di esecuzione

6. NEUROLINGUISTICA: dove si tenta di capire come il cervello comprende  e produce morfemi, parole, sintagmi e discorsi

7. TEATRO DELL'ASSURDO E FILOSOFIA DEL LINGUAGGIO: dove Beckett e Jonesco diventano interlocutori privilegiati e ci permettono di capire cosa accade realmente, ogni qual volta in cui tentiamo di comunicare

8. NARRAZIONE E SIGNIFICATO: dove vengono scelti e analizzati alcuni classici della narrativa nel tentativo di trarne un'interpretazione

9. POESIA E CODICI: dove vengono scelte e analizzate alcune composizioni classiche, volgendo lo sguardo ora alla retorica ora al messaggio del verso

10. TEATRO E VISIONI: dove vengono scelte e analizzate alcune opere classiche affinché se ne intuisca il rapporto col mondo


PREMESSA 
(della Sezione 1: ERRORI COMUNI DELLA LINGUA ITALIANA)

Piccoli, saettanti e penetranti come schegge incandescenti, sferzanti, irriverenti e impopolari o provocativi, quasi fossero satiri indomabili, in equilibrio sul cornicione d'un antico palazzo e pronti a balzare addosso ai malcapitati avventori, i suggerimenti di questa bizzarra grammatica sono quei fantasmi della lingua e del linguaggio che ci inseguono, ci danno la caccia e, molto di frequente, ci tiranneggiano.

Il web, dalla rivoluzione due punto zero in poi, è diventato un grembo accogliente e protettivo, a tal punto che nessuno di noi pone alcun indugio a trovare spazi gradevoli al suo interno. Ogni giorno, noi rinasciamo, giovandoci dell'imprinting della nuova madre, lasciandoci espellere dal suo utero nell'universo dei 'mi piace', dei 'feed-back', dei 'tweet', dei '+1'. Presto, acquisiamo la più grande delle metamorfosi, quella ludica: ci riappropriamo della nostra giocosa infanzia, ritroviamo il bambino che è in noi perché sembra che tutto ci appartenga e sia a portata di mano. Accade, tuttavia, che, a un certo punto, scopriamo anche le paure originarie e siamo costretti a fare qualche passo indietro. I rumori di questo immenso luna park ci assordano e riusciamo solo ad adeguarci, ricorrendo al linguaggio della nuova madre, il cui volto, però, non ci è mai stato rivelato. Non sappiamo se e quanto possiamo spingerci oltre con le parole perché temiamo l'abbandono, come un bimbo che s'è appena perduto tra la gente. La grande madre buona può diventare la grande madre cattiva.

Il linguaggio che usiamo costruisce e modifica la realtà che ci sta intorno: un errore di grammatica o comunicazione, a poco a poco, specie se ripetuto nel tempo, può trasformarsi in una distorta visione dell'esistenza. Forse che ho esagerato? La mia è solo un'iperbole studiata per promuovere la rubrica?

Per farsi un'idea di quanto io sia stato iperbolico è sufficiente leggere un enunciato proposto da Steven Pinker, uno che sicuramente conta sa più di me, ne L'istinto del Linguaggio (1994):

<<Il testimone che esaminò l'avvocato si rivelò poco convincente.>>

'CHI esaminò CHI?'

A seconda del modo in cui si interpreta la frase, il ruolo dell'uno può essere assegnato all'altro, almeno sulla base dei principi di grammatica e semantica; il che sconfessa obiettori e detrattori.

Errori & Parole contiene le indagini linguistiche d'uno Sherlock Holmes redivivo o, secondo tutt’altra prospettiva, di un questuante della parola: dalle storture della grammatica a quelle della pubblicità, attraverso il presunto stile social.

Accade pure, comunque e per lo più, che il popolo dei social network si mostri ribelle verso l'ordine grammaticale, ostile a chi, come Eco o Galimberti, tenti di ammonirlo o diffidarlo e pronto a rifugiarsi in una sorta d’inglese virtuale. Blogger, content manager, digital media strategist, web writer, web marketing manager, personal branding manager, copywriter, freelancer e chissà quanti altri ambigui personaggi nascono ogni giorno dal wikiconcepimento, diventano wikistudenti e si proclamano wikimanager: prudenza e buon senso, congiuntivi e punteggiatura, stile e contenuti scompaiono, schiacciati da coloro che in poco più di un decennio hanno fatto fuori tutto ciò che è stato prodotto dai tempi delle tre Corone fino a quelli di Tullio de Mauro & Co. In questa glottogenesi da mercato rionale, si dice Google Plas, anziché Google Plus, midia, anziché media, trascurando che plus e media sono pretti latinismi e che anche un medio libro di grammatica inglese include media nell'elenco delle parole latine da 'rispettare'. 

Nessuna tragedia si annuncia sulla scena; semmai si tratta di una tragicommmedia vissuta secondo gli stili del teatro dell'assurdo: nonostante tutto, si ride; si ride perché la lingua cambia e, talvolta, non si sa neppure come sia cambiata. Ciò che più conta, allora, è tenere sotto controllo il contesto in cui morfemi, parole, sintagmi ed enunciati prendono forma e si qualificano come atti linguistici, a patto che si sappia che più intimo è un errore. Intimo è già un superlativo assoluto d’origine latina: intra, interior, intimus, cioè interno, interiore o più interno, intimo.

Spesso, i contestatori delle regole grammaticali puntano dritti al concetto di evoluzione della lingua, come se in questo modo si potessi giustificare qualsiasi errore. Semplificazione ed evoluzione sono, in genere, ampiamente e terribilmente fraintese a piacimento del fruitore. Un tempo, imbecille indicava un uomo debole, oggi è un insulto bell'e buono. Questo passaggio rientra perfettamente nell'evoluzione della lingua; un errore, invece, è un errore.


In fatto di errori ed erroracci o orrori, genitori che non fanno i compiti, esperimenti d’aula, supercazzole,  accademici, punkabbestia, cantanti e politici arricchiscono e completano le avventure di questo piccolo e oscuro mondo in cui si scrive e si parla. D'altronde, non c’è grammatica, fuorché nella relazione in nome della quale un uomo tenti di raggiungerne un altro con sensi e significati.   

4 commenti:

  1. a prescindere dai tanti linguaggi da addetti ai lavori (incomprensibili anche agli addetti ai lavori), alle tante supercazzole mirate e a tanto PNL (plagio neuro linguistico), mi chiedo anche io dove stia finendo la nostra decenza nell'usare la lingua italiana. l'abbiamo storpiata con tanti neologismi anglofoni di una cacofonia estrema (killare, splittare, shiftare, flippare e chi più ne ha più ne metta) e nel frattempo la condiamo con tanti termini in ambito lavorativo che ci fanno sentire più fighi facendocela quasi perdere di vista. ok che non va più di moda, ma un minimo di buonsenso ci servirebbe! e della nostra necrofilia nei confronti del latino che vogliamo dire? uno stupro bello e buono, per una lingua che vorrebbe riposare in pace! buona domenica inoltrata caro Francesco!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti rispondo in ritardo e me ne scuso. Ero nel pieno di un viaggio di lavoro. Purtroppo, si è scambiata la semplificazione con la banalizzazione. Un tempo, era necessario avvicinare i contenuti all'utente medio; ora, occorrerebbe ricondurre gl'informatori all'informazione stessa. I prestiti che abbiamo chiesto alla lingua inglese sono basati su una storia scientifica, che la maggior parte di coloro che li utilizzano non conoscono affatto. S'è materializzato un distacco traumatico tra il fenomeno 'comunicazione' e ciò che ha generato la comunicazione stessa. L'apprendimento di questo processo è stato privato dell'origine letteraria.

      Elimina
  2. Eccomi a leggere :) Quindi, se non ho capito male, stai creando delle sezioni specifiche del blog? Molto interessante! La sezione "Linguaggi delle devianze" sarà la mia preferita: lo so a priori :)

    RispondiElimina
  3. Valentina, mia cara concittadina, il lavoro di scrittura sarà continuo e non suddiviso in vere e proprie sezioni. Blogspot non permette chissà quale fantasia strutturale. Sulle prime, nel decidere di avviare la rubrica, non ero consapevole di tante cose... E tante ancora me ne mancano! In fatto di psicopatologie, posso garantirti sicuramente un certa effervescenza. Oltre ad avere insegnato per quasi dieci anni presso Psicologia, ho conosciuto molti casi di schizofrenia nel mio percorso professionale. Alcuni casi sono rimasti come segni indelebili nella mia memoria. Una volta, per esempio, ero seduto accanto ad un tizio per una chiacchierata informativa. Egli, improvvisamente, balzò via dal divanetto per inseguire un'entità astratta. Scopersi solo dopo che era convinto che qualcuno gli volesse portare via la lingua.

    RispondiElimina