domenica 21 maggio 2017

RITARDI DI PAGAMENTO E SOLUZIONI CONCRETE

Diamoci subito un taglio! Il ritardo nel pagamento di una rata d’un qualsivoglia prestito è un’inadempienza vera e propria e preclude, in genere, l’accesso al credito. Il sistema creditizio italiano non perdona e non ammette distrazioni o cali di tensione. Il debitore, in pratica, è costantemente sotto tiro; basta un errore perché egli sia colpito dai cecchini della CRIF, la Centrale di Rischio Finanziario, nient’altro che una società privata nata alla fine degli anni ottanta dall’iniziativa di diverse banche e gruppi bancari. La segnalazione di un ritardo viene rimossa dopo un anno dalla regolarizzazione, mentre per due o più ritardi occorrono due anni. È inutile che si cerchino prestigiatori e mestieranti sulla piazza perché non esistono accomodamenti; gl’istituti di credito e le finanziarie non danno soldi a chi è marchiato, specie se la somma richiesta è importante. Com’è naturale, non si può fare di tutta l’erba un fascio; ci sono casi in cui i rapporti fiduciari, i patrimoni e l’intervento dei garanti diventano elementi di riesame delle pratiche e possibile riammissione.


Un esempio piuttosto interessante è quello di un libero professionista con un reddito annuo superiore a € 35.000,00, sostenuto da un garante con una busta paga da lavoro dipendente a tempo indeterminato di € 3.500,00 e la cui richiesta di liquidità corrispondeva a € 30.000,00. Il credito gli è stato negato a causa di parecchi ritardi di pagamento delle rate di un precedente prestito personale. È chiaro che, in questo caso, potremmo contestare molte cose all’intero sistema, tuttavia la contestazione non è sufficiente a restituire la speranza a chi almeno di essa avrebbe bisogno. Uno dei compiti delle banche dovrebbe consistere nell’agevolare famiglie e imprese, immettendo denaro nel circuito dell’economia reale. Questo compito, da quasi un decennio, non è più assolto e nessuno se ne cura. Se è vero, infatti, che l’esempio americano dell’epoca dei mutui subprime costituisce ormai una lezione di vita per le banche, in considerazione del fatto che, poco prima del disastro (2008), veniva concesso denaro in prestito a chi aveva basso reddito e mediocri possibilità di risarcimento, e se è pur vero che i parametri di Basilea si sono fatti sempre più stringenti, è altrettanto vero e, a ogni modo, inconfutabile che il Quantitative Easing e le varie forme con cui la BCE ha introdotto liquidità nel mercato bancario si sono rivelati fallimentari, almeno sotto il profilo dell’economia reale. Il prestito dovrebbe essere il fulcro dei mercati; di conseguenza le banche non funzionano più perché non si avvalgono di analisti, esseri umani dotati di capacità critiche, ma di punteggi.


A questo punto, bisogna rimboccarsi le maniche e sforzarsi di comprendere alcune regole fondamentali. Le alternative possono essere create, ma ciò non avviene con uno schiocco delle dita. Prima regola: rivolgendosi a un consulente del credito, non si può avere fretta; non si può pretendere che ci faccia ottenere denaro rapidamente, come se dovesse tirarlo fuori da un cilindro. È evidente che chi tenta di ottenere un prestito lo fa per un bisogno reale, ma questo non cambia le cose. Ogni posizione va analizzata e studiata con attenzione affinché possa essere ricostruita e ripresentata. Seconda regola: quando andiamo dal fruttivendolo per comprare le mele o le banane, sappiamo di dover pagare e di non potergli dire “pago dopo averle mangiate”; allo stesso modo, non si può pretendere che il consulente lavori gratis o che attenda la riscossione per andare a fare la spesa. La percentuale di mediazione è un’altra questione; qui, si sta parlando della perizia e della progettazione necessarie a che si generi un profilo idoneo all’accesso ad altre forme di credito. Esistono nel mondo diversi finanziatori privati, veri e propri investitori che intendono diversificare la sorte dei propri guadagni. Un buon consulente che abbia fatto un po’ d’esperienza in giro per il mondo potrebbe anche avere qualche contatto di questo tipo. Però, sia chiaro che si tratta di una disciplina regolare e, di conseguenza, soggetta a leggi internazionali canoniche: dall’atto notarile alla relativa apostille, dalle tasse di concessione alle spese varie, i costi sono innegabili e nessun notaio accetterà mai d’essere pagato dopo l’erogazione della somma. Insomma, non bisogna fare richieste inconcepibili, inaudite e demenziali. Qualcuno potrà obiettare che si tratta del cane che si morde la coda, ma non c’è alternativa, anzi tutti questi passaggi determinano delle garanzie di trasparenza e legalità per il richiedente. Terza e ultima regola: diffidate nettamente di quei presunti prestatori che si presentano sul web, offrendo condizioni vantaggiose e rapidità d’erogazione! Nella maggior parte dei casi, chiedono soldi sulla base del nulla e vi rifilano una potente fregatura.


In conclusione, è opportuno aggiungere che certi canali alternativi non sono inesauribili e non si possono ingolfare, per così dire. Quindi, è corretto dire che ci vuole anche un po’ di fortuna nel fare la richiesta al momento giusto.

dr. Francesco Mercadante
AnalistaFinancial Advisor presso Prestito Sì Finance SpA - Iscrizione O.A.M. n.M54

PRESTITI PERSONALI -  CESSIONI DEL QUINTO - FINANZIAMENTI ALLE IMPRESE / START UP - MUTUI - CONSOLIDAMENTO DEL DEBITO - LEASING - FACTORING - INTERNAZIONALIZZAZIONE - CONSULENZA FINANZIARIA - GESTIONE PATRIMONIALE

+39 393 92.40.101
analisiecredito@gmail.com 
f.mercadante@pec.it
mercadantefrancesco14@gmail.com 
Skype: mercadante.f 

giovedì 11 maggio 2017

€ 240.000,00 A FONDO PERDUTO (totalmente) 
ALLE START-UP (in Romania)

La prima volta in cui lo raccontai a un imprenditore italiano, negli occhi del mio interlocutore vidi diffidenza, scetticismo, incredulità e tutto ciò che potesse mantenere una certa distanza tra la mia proposta e la sua adesione. Insomma, diciamolo pure, si trattò d’una specie di psicodramma perché chi stava seduto di fronte a me, in un pomeriggio qualunque, presso il tavolino di un noto bar di Trapani, temeva che io volessi fregarlo. Non me lo disse con chiarezza, ma le sue mezze frasi e i suoi espedienti linguistici me ne davano prova.


La piccola e media impresa italiana vive in una dimensione kafkiana, noi tutti – italiani – siamo un popolo kafkiano. L’aggettivo ad alcuni potrebbe sembrare improprio e forzato, ma vi assicuro che è quanto mai pertinente. Ne ‘Il castello’, Kafka narra di un agrimensore assunto dai signori di un castello, tuttavia K., questa la lettera con cui è identificato il protagonista, non svolge mai lavori di agrimensura, anzi in un’occasione si ritrova a fare il bidello, non riceve mai alcun compenso e tenta di raggiungere ossessivamente i funzionari locali, i quali sono quasi sempre irraggiungibili. A questo punto, penso che non si faccia fatica a ridefinire kfkiano, per esempio, il credito all’impresa, com’è kfkiana la speranza di raggiungere certi obiettivi.

Schiacciati da questo aggettivo, quel pomeriggio, io e quell’imprenditore non concludemmo alcunché. Eppure gli dissi con estrema limpidezza: - Fatti preparare un contratto dal tuo legale e aggiungi tutte le clausole di risarcimento che desideri! Io lo firmerò a tutela dei tuoi interessi. –. Non ci fu garanzia sufficiente a rassicurarlo. Ora… A pensarci bene, come dargli torto? Un imprenditore italiano, abituato a sentire la distanza da tutto sulla propria pelle e, soprattutto, abituato a vedersi negare il credito anche per tre giorni di ritardo in un pagamento, come può credere che, in Romania, il governo finanzi l’iniziativa imprenditoriale senza pretendere alcunché in cambio, tranne che il progetto finanziato  resti attivo e conforme al business plan per cinque anni?


In sostanza, il governo della Romania eroga il cento per cento a fondo perduto. Sì, è il caso di ripeterlo, considerati i precedenti: una start-up può accedere a un finanziamento a fondo perduto da un minimo di € 240.000,00 fino a una somma che dipende dal valore della proposta presentata. E non deve restituire neanche un euro. Gli step da seguire, tra le altre cose, sono semplici e non implicano che il protagonista debba traghettare le acque infernali dell’Acheronte, come, nostro malgrado, accade in Italia. Il primo passo consiste nell’apertura di una posizione societaria e di un profilo bancario. Successivamente, si preparano il progetto e il business plan di pertinenza e, da ultimo, si presenta la domanda. Le spese, come si può immaginare, non sono affatto paragonabili a quelle italiane: con € 7/8.000,00, in pratica, si acquisisce l’intero pacchetto senza spese aggiuntive né sorprese. In quanto al resto, i dubbi possono essere fugati facilmente perché, in questo articolo, si fa riferimento alle misure progettuali dei fondi europei per la Romania, pertanto ogni essere umano dotato di capacità di discernimento può accertarsene.

Cos’altro aggiungere, se non che le imposte sul reddito ‘commerciale’ sono altrettanto confortanti? Il 3% fino a € 100.000,00 di fatturato.


A voi la scelta! Vi aspetto

dr. Francesco Mercadante
AnalistaFinancial Advisor presso Prestito Sì Finance SpA - Iscrizione O.A.M. n.M54

PRESTITI PERSONALI -  CESSIONI DEL QUINTO - FINANZIAMENTI ALLE IMPRESE / START UP - MUTUI - CONSOLIDAMENTO DEL DEBITO - LEASING - FACTORING - INTERNAZIONALIZZAZIONE - CONSULENZA FINANZIARIA - GESTIONE PATRIMONIALE

+39 393 92.40.101
analisiecredito@gmail.com 
f.mercadante@pec.it
mercadantefrancesco14@gmail.com 
Skype: mercadante.f