sabato 29 aprile 2017

CHIEDE 10.000 euro, MA DEVE RESTITUIRNE più di 16


Quando si parla di prestiti, i sospetti e i timori sono sempre numerosi e i motivi di tanto e marcato disagio sono presto detti. Anzitutto, la disponibilità delle banche e degli intermediari finanziari si può ormai definire elitaria, è rivolta a quei pochi che abbiano un discreto reddito e altrettanto interessanti garanzie; la qual cosa ci riporta a un film di Roberto Benigni del 1983, Tu mi turbi, in cui il protagonista, in sintesi, chiedeva a un direttore di banca perché fosse necessario avere denaro per ottenere denaro in prestito: una contraddizione cocente, ma che rispecchia le reali condizioni del credito. In secondo luogo, in un’epoca in cui il costo del denaro è ridotto ai minimi termini, è assurdo, oltre che frustrante per famiglie e imprese, che per accedere a un finanziamento sia necessario spendere parecchio in termini d’interessi e oneri aggiuntivi. Il primo problema sta tutto nello spread.

È universalmente noto che le banche acquistano il denaro per rivenderlo ed è naturale che su questo passaggio costruiscano il proprio profitto. Ciò che, tuttavia, continua a suscitare dubbi significativi è la regolarità con cui gl’interessi sono applicati, giacché, nella maggior parte dei casi, nonostante la Legge 24 del 29 febbraio 2001, che ha modificato l’art. 644 del codice penale e l’art. 1815 del codice civile, le nostre fonti giurisprudenziali in materia di usura, i contratti di finanziamento presentano ancora parecchia 'devianza'. Di là dall’interpretazione delle norme, è stabilito che, qualora, in un contratto di ‘finanziamento’, si riscontrino interessi usurari, la clausola è nulla e non sono dovuti interessi. Di conseguenza, la vittima ha diritto alla restituzione di quanto ha versato a titolo d’interessi usurari, al pagamento della sola sorte capitale ed eventualmente al risarcimento dei danni patrimoniali. A questo punto, emerge nettamente la controversia. Si sente dire di tutto sull’argomento a causa della presenza di un nutrito gruppo di ciarlatani e approfittatori, laddove sarebbe sufficiente attenersi a dei parametri scientifici, che la stessa Banca d’Italia fornisce periodicamente.

Prendere le mosse da un esempio concreto è di certo molto più utile che dare definizioni, pertanto analizzeremo adesso un caso tra i tanti e, solo dopo, proveremo a definire il quadro di operatività e le opportunità di esercizio dei nostri diritti in qualità di consumatori ‘offesi’. Dal prospetto informativo di un prestito personale, leggiamo che il contratto in questione è stato stipulato nel mese di luglio del 2013. Di conseguenza, andiamo a consultare il Tasso Effettivo Globale Medio pubblicato dalla Banca d’Italia nel periodo di applicazione corrispondente e leggiamo che, per la categoria di pertinenza, il tasso medio è il 10,47%, mentre il tasso soglia è il 17,0875%. Adesso, occorre tornare sul nostro contratto e fare qualche calcolo. Leggiamo che il TAEG calcolato escludendo oneri e coperture assicurative è pari al 16,36%. Un po’ più in basso, leggiamo, invece, che il TAEG calcolato includendo oneri e coperture assicurative è pari al 23,21%. Assumendo come dato imprescindibile che imposte e tasse non sono rilevanti agli effetti del calcolo del tasso soglia, ci rendiamo conto che, a fronte di una somma di € 10.000,00 richiesta, il consumatore deve risarcire all’intermediario finanziario € 16.241,00, com’è scritto nell’apposita sezione ‘importo totale dovuto dal consumatore’.

Straniti e preoccupati, ci adoperiamo per analizzare un importo, € 6.241,00, che, a prima vista, sembra superare di più del 50% il capitale richiesto in prestito. Com’è possibile? Come si calcola la soglia anti-usura? Si rileva il tasso medio fornito dalla Banca d’Italia aumentandolo di un quarto e si aggiungono ulteriori quattro punti percentuali. Nel caso che ci riguarda direttamente, le percentuali sono ingannevoli perché quel 16,36% che viene ‘pubblicizzato’ determina un’indicazione impropria. Ribadiamo, infatti, che, fatta eccezione per imposte, tasse e spese notarili, tutti gli altri oneri e le coperture assicurative concorrono a determinare l’intero costo reale del finanziamento, pertanto in questo contratto si riscontrano gli elementi per il cosiddetto ‘risarcimento’. Se consideriamo che il tasso soglia è fissato nel 17,085% e che la differenza tra il tasso medio e il tasso soglia deve essere inferiore a 8 punti percentuali, non ci vuole chissà quale competenza per giungere alle conclusioni.

In conclusione, è appena il caso di precisare che l’analisi qui presentata è chiaramente superficiale e incompleta, rispondendo a un’esigenza di adattamento editoriale, per così dire. Ogni, valutazione dev’essere inscritta in uno studio accurato e personalizzato. Per qualsiasi informazione e richiesta di consulenza, utilizza i contatti di seguito riportati!

dr. Francesco Mercadante
AnalistaFinancial Advisor presso Prestito Sì Finance SpA - Iscrizione O.A.M. n.M54

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lunedì 3 aprile 2017

ROMANIA, IN 3 GIORNI, SI OTTIENE UN MUTUO

…e sono ancora in credulo

Quando lo si sente dire per la prima volta, si aggrottano le sopracciglia, si arriccia il naso e si sporgono le labbra; insomma, si è increduli e perplessi: in Romania, l’imposizione fiscale per un fatturato di € 100.000,00 è pari al 3%. A questo punto, subentrano l’imbarazzo e lo stordimento. Ci si sente impreparati. Si crede di possedere lacune significative, nonostante gli anni di esperienza. Com’è possibile? Ecco, appunto!  Com’è possibile solo il 3% per centomila euro, quando in Italia, per questo scaglione, si supera abbondantemente il 40%? Ammettiamolo, una risposta vera non esiste!


In Italia, siamo abilissimi a giudicare male lo straniero, ma questo straniero giudicato spesso come arretrato, incivile e inadeguato potrebbe rispedire le accuse al mittente con una pernacchia o con un bel fischio, come nella tradizione cinematografica di Alvaro Vitali. Qualcuno potrebbe obiettare che noi siamo la culla della cultura. Allora, la situazione sarebbe grave, giacché, in nome di questa cultura, gl’insegnanti sono pagati poco, i neolaureati, come sostiene il Ministro del Lavoro Poletti, devono andare a giocare a calcetto, anziché inviare il curriculum alle aziende, i cosiddetti cervelli fuggono verso mete lontane e gl’intellettuali veri e propri vivono di stenti e muoiono di fame. Evviva la cultura! Per non parlare della burocrazia e delle banche… O dobbiamo parlarne?

Mi tocca personalizzare il racconto e usare la prima persona. Un mercoledì qualunque mi reco in banca per trattare una pratica di mutuo assieme a un mio cliente. Sono già provvisto di tutti i documenti, che il direttore esamina in mezz’oretta circa. Ci stringiamo la mano. Entro l’ora di pranzo del giovedì, cioè in ventiquattr’ore, ottengo la risposta. Sono incredulo e ricomincio a produrre smorfie facciali d’ogni tipo. Nessun documento aggiuntivo? Nessuna imperfezione? Nessun ‘ma’? No, niente di tutto questo. Ho un crollo emotivo, quando, il lunedì successivo, vale a dire tre giorni dopo, se si escludono il sabato e la domenica, il direttore mi telefona per comunicarmi che c’è già una delibera ufficiale. Ebbene? Mi sento arretrato, incivile e inadeguato. Mi sento così perché, in effetti, lo sono. Io non sono nato in un paese dell’ex regime comunista sovietico, non sono mai stato costretto a fare la fila per le quote cibo, non sono mai stato sottoposto a dittatura, eppure devo appellarmi a tutti i santi del calendario gregoriano per ottenere un mutuo, sono perseguitato dall’Agenzia delle Entrate e faccio la fila dappertutto per avere un briciolo d’informazione, nonostante i successi della digitalizzazione.


Decido di trascorrere in Romania qualche giorno in più del previsto perché io sono italiano – mi dico – e so bene che il trucco c’è, anche se non si vede; io sono italiano, non mi faccio fregare, sono un professionista – continuo a ripetermi –. Sono certo che, prima o poi, verrà fuori qualcosa di ambiguo, ma le mie certezze si disintegrano. Il notaio mi chiede solamente € 300,00 per la redazione e la registrazione dell’atto, che in due ore è già nelle mie mani, mi informano che, se ho qualche iniziativa imprenditoriale valida, mi viene concesso il 90% a fondo perduto e, a un certo punto, scopro un problema. Finalmente! La cucina, a mio modo di vedere, è pessima: zuppe e miscugli d’ogni genere e specie. Devo cavalcare l’onda e riscattare un minimo di primato italiano, ma mi rendo conto che ciò non basta a rigenerarmi.
     
Io ho viaggiato molto, quasi sempre per lavoro, ma non riesco ancora ad abituarmi a questa storia diabolica del falso primato italiano che ci è stato inculcato con inaudita violenza psicologica. Lo ripeto: si tratta d’inaudita violenza psicologica perché finiamo col crederci e con l’avere delle aspettative. E fa male scoprire che noi italiani viviamo ancora in un regime feudale travestito da Repubblica fondata sul lavoro. Fa sempre male e sempre di più, ogni qual volta in cui metto piede all’estero e soprattutto in quei paesi contro i quali noi puntiamo costantemente il dito. Nel mondo arabo africano, ho visto costruire ponti in una settimana, mentre la Salerno-Reggio Calabria è stata vista nascere dai miei nonni e, forse, non sarà vista completa neppure dai miei nipoti.  Eppure, noi, popolo colto per eccellenza, scambiamo marocchini e tunisini per razze inferiori e non comprendiamo neppure il vero motivo che li spinge a venire in Italia. Nella regione scandinava, un anziano che paga regolarmente le tasse si vede arrivare in casa una persona che, oltre ad assisterlo, gli prepara anche il cibo e gli lava la biancheria, persona inviata e pagata dal servizio pubblico. In Russia, dove, a nostro modo di vedere, stanno i cattivi e pericolosi comunisti l’ordine pubblico e la sicurezza – solo per fare un esempio – sono impeccabili e inossidabili. E potrei continuare a elencare tutti i luoghi comuni che la disinformazione ha elaborato per deviare le nostre conoscenze, ma, credetemi, sono stanco di sentirmi arretrato, incivile e inadeguato.

Io ho studiato tanto. Davvero! Mi sono laureato col massimo dei voti. In Italia, tuttavia, non serve. Ho scoperto l’estero e non l’ho fatto da turista: questo serve.

dr. Francesco Mercadante
Analista, Financial Advisor presso Prestito Sì Finance SpA - Iscrizione O.A.M. n.M54

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