mercoledì 7 dicembre 2016

L’INSIDER TRADING

#errorieparole #legami

(la fubrica del lun, mer e ven)

L’insider trading è il reato che ha arricchito, in molte circostanze, le trame cinematografiche di matrice statunitense. A nostro avviso, spicca su tutte la vicenda di Gordon Gekko, avido e cinico personaggio di Wall Street interpretato in modo magistrale da Michael Douglas. Nel mondo che viene raffigurato dal regista Oliver Stone, si scoprono uomini senza scrupoli e capaci di manipolare a proprio piacimento tutti i dati d’investimento di cui entrano in possesso. Il summenzionato protagonista non esita neppure a sottrarre cento milioni di dollari alla figlia per rientrare sul mercato, dopo una lunga assenza dovuta alla detenzione.


Colui che, grazie al proprio ruolo di amministratore, direttore o controllore di una qualsivoglia realtà quotata in borsa, entra in possesso di informazioni privilegiate non può farne uso personale e trarne un vantaggio economico-finanziario: lo si comprende immediatamente, sebbene tale condotta sia chiaramente disciplinata dall’articolo 184 del Testo Unico della Finanza. In teoria, il quadro normativo non fa una piega; in pratica, qualcuno, di tanto in tanto, viene pure beccato; di fatto, né una né qualche rondine fanno primavera, se ci si concede la forzatura. Che cosa s’intende con quest’ultima affermazione?

L’asimmetria informativa, checché se ne dica, è il motore della finanza e di ogni minimo spostamento della compravendita di valori mobiliari; di conseguenza l’alea che avvolge la possibile frode e la relativa condanna resta amplissima, tanto che, non a caso, negli Stati Uniti non esiste una norma federale che esprima un divieto ben definito. Qui, si è sospesi tra il mondo delle favole e quello dei miliardi: è cosa buona e giusta far sì che tutti gli investitori, nell’ambito di un libero mercato, possano disporre delle stesse informazioni e della parità di condizioni, tuttavia la speranza che ciò accada è vox clamantis in deserto. Bisognerebbe credere nuovamente nell’esistenza dell’isola di Utopia, dove uomini e donne di comprovate virtù umane e intellettuali agirebbero unicamente per il bene comune, se e solo se si volesse concepire il retto uso dell’informazione.

Ogni legislatore è obbligato a garantire pubblicità e regole all’interno di un mercato: se l’azienda X è prossima a un aumento di capitale o a un’importante fusione, tutti gl’investitori devono avere delle opportunità di accesso all’informazione, ma… In che modo si può tracciare il reale percorso dell’informazione? Com’è possibile isolare amministratori, direttori e controllori da tutte le forme di scambio compromettenti? Tutti i grandi ‘colpi’ messi a segno nella storia del trading e, insieme, tutti i grandi disastri provengono dall’uso privilegiato dell’informazione.


È un insider colui che, operando all’interno di un sistema economico-finanziario privilegiato – la ripetizione dell’aggettivo participiale non è casuale –, conosce, prima di qualsiasi altro soggetto, almeno il programma a breve termine che riguarda una certa variazione del rendimento di azioni, obbligazioni, derivati et cetera. Prendendo le mosse dal presupposto secondo il quale la fonte non può che essere una e una sola, come nel caso della bancarotta fraudolenta, logica imporrebbe che ogni operatore che ne abbia tratto preciso profitto si sia avvalso di un insider trading

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