venerdì 16 dicembre 2016

L’ANATOCISMO

#errorieparole #legami

(la rubrica del lun, mer e ven di #AnalysisAndForecasting)

La ‘parolaccia’ che sta in cima a questo capitoletto è un grecismo bell’e buono ed è composta da una preposizione, anà, il cui significato è di nuovo, e tokòs, che significa interesse. Di solito, nell’ambito dei costumi linguistici, essa fa coppia con un termine che gode di particolare fama: usura. Entrambi i sostantivi sono, pertanto, inclusi nella dimensione del reato, senza distinzioni di contenuto.


Nella realtà, le cose non stanno in questo modo: l’usura è di certo un reato riconoscibile e, purtroppo, abbastanza diffuso, tanto che la Banca d’Italia, ogni anno, fornisce agli operatori del prestito il Tasso Effettivo Globale Medio (T.E.G.M.) sulla base del quale deve essere calcolato il tasso soglia anti-usura, che sembra complicato, ma non lo è: è sufficiente aumentare il T.E.G.M. di un quarto e aggiungere ulteriori quattro punti percentuali per ottenere il valore dell’interesse lecito. Bisogna ricordare, a ogni modo, che la differenza tra il limite e il tasso medio non deve essere superiore a otto punti percentuali. Diversamente, l’anatocismo, non è un reato; può diventare un reato, a seconda delle modalità con cui si esercita.

In primo luogo, tentiamo di capire di cosa si tratta con un esempio semplice e ricordando che la base semantica da cui partiamo è la seguente: ripetizione (anà) di interesse (tokòs). Che cosa significa?

Se Tizio presta € 5.000,00 a Caio, contrariamente a quanto si pensa, può anche chiedere un interesse sulla somma, purché questo rispetti i tassi ammessi. Ipotizzando che si tratti del 5% annuo, sappiamo di avere rispettato la legge, a patto che il debitore non si trovi in condizioni di grave difficoltà economica, nel qual caso si configurerebbe parimenti il reato dell’usura, che non è legato solo al numeretto indicante il tasso. Altra ipotesi che dobbiamo fare è quella secondo cui l’accordo tra finanziatore e finanziato prevede il calcolo e l’applicazione dell’interesse con periodicità semestrale. A questo punto, giungiamo al bivio: il prestatore chiede, alla scadenza del primo semestre, € 125,00 quale interesse stabilito (interesse annuo pari a € 250,00 diviso per 2). Se, allo scadere del secondo semestre Tizio, anziché pretendere altri € 125,00, applica il 5% d’interesse sul capitale maggiorato dall’interesse del primo semestre, cioè su € 5.125,00, allora l’interesse finale è pari a € 256, 25 e l’anatocismo si materializza integralmente.


Si tratta, come si può notare, di un artificio diabolico mediante il quale le banche per anni hanno ricapitalizzato gl’interessi passivi dei correntisti, dato che queste manovre venivano effettuate principalmente a carico delle scoperture di conto corrente con periodicità trimestrale.


Un assioma che il correntista non deve mai trascurare, nell’instaurazione di un rapporto con una banca, è la lettura attenta e preventiva del contratto, che deve contenere tutte le indicazioni circa interessi, interessi di mora e oneri vari. Molto spesso, questi fogli vengono firmati in modo sbrigativo; il che causa guai e danni irreparabili. In materia di anatocismo, il codice civile stabilisce che gli interessi scaduti possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza e sempre che si tratti di interessi dovuti almeno per sei mesi.

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