venerdì 23 dicembre 2016

L’ABF E LA SURROGA

#errorieparole #legami

(la rubrica del lun, mer e ven di  #AnalysisAndForecasting)

Tassi d’interesse, spread, condizioni economiche varie, interessi di mora et cetera sono elementi della trasparenza contrattuale di cui ogni cliente che acceda a un finanziamento deve essere ampiamente informato. Gli strumenti coi quali si compie la volontà del Legislatore sono i seguenti: documento riguardante i diritti del cliente, foglio informativo, copia del contratto e documento di sintesi. Queste ‘notizie’ non possono mai mancare al regolare svolgimento della relazione d’affari tra finanziatore e finanziato. Il foglio informativo, per esempio, oltre a contenere tutte le informazioni sull’intermediario e i rischi propri dell’operazione scelta, indica chiaramente anche il diritto di recesso, che, nella maggior parte dei casi, purtroppo, il cliente medio ignora. Molto spesso, non a caso, si sente il cliente lamentarsi di un costo eccessivo delle spese di conto; la qual cosa si verifica perché non s’è letto proprio il foglio informativo, dove la voce dei costi periodici è specificata.


In tale senso, è quanto mai ‘salubre’, nell’ambito di una discussione su banche, finanziamenti et similia precisare che la nullità di una clausola contrattuale non implica affatto la nullità dell’intero contratto, come comunemente si sente dire. La nullità riguarda esclusivamente la clausola scorretta o imprecisata. Se, per esempio, nel contratto, il T.A.E.G. è indicato in modo errato o irregolare, per il pagamento degli interessi il cliente è tenuto a rispettare il tasso nominale minimo dei BOT annuali o di altri titoli indicati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze ed emessi nei dodici mesi precedenti. Stiamo parlando di dettagli che molto di frequente sfuggono ai non addetti ai lavori, generando preoccupazioni circa l’applicazione di chissà quale penale, laddove l’utente invece, in molte circostanze, ha più diritti e vantaggi che doveri e svantaggi.

Utilizzando un ‘metodo random’ nel trattamento della disciplina sulla trasparenza bancaria, possiamo dire che, in caso di rimborso anticipato di un finanziamento per il credito al consumo, il finanziato ha diritto a una riduzione dei costi equivalente agli interessi e ai costi della durata restante del contratto. L’eventuale indennizzo per la banca non può superare l’1%, qualora la durata restante sia superiore a un anno, e lo 0,5%, qualora la durata sia inferiore a un anno. Adottiamo questo metodo frammentario perché, consapevoli di non potere riportare l’intera dottrina del TUB, intendiamo dare al lettore degli spunti insoliti, per così dire, di cui cioè non si sente parlare quasi mai, sperando così che bisogno e curiosità facciano la propria parte.

Nella storia e nel mondo, com’è noto, nessun corpo normativo è mai stato sufficiente a sottrarre gli uomini alle controversie, neppure dalle più aspre, nonostante la logica lasci pensare che l’elementare applicazione delle regole possa mettere tutti d’accordo. Nel peggiore dei casi, avvocati e giudici, specie in materia economico-finanziaria, hanno davvero un gran daffare: se i tempi della giustizia italiana sono considerati lunghi, un processo per anatocismo, il più delle volte, non è altro che una proiezione biblica. L’Arbitro Bancario e Finanziario è stato introdotto nel nostro ordinamento proprio allo scopo di evitare le lungaggini e l’appesantimento della giustizia. Esiste già da una decina d’anni (2005) ed è un organo stragiudiziale, i cui pareri cioè non hanno potere esecutivo o coattivo, anche se l’eventuale inadempimento da parte dell’intermediario finanziario comporta la pubblicazione della notizia di ‘cattivo comportamento’ sulla stampa nazionale e sul sito dell’ABF. A esso il cliente può ricorrere, solo dopo avere rivolto la richiesta di chiarimento e risoluzione alla banca o all’intermediario che si ritiene abbiano commesso l’errore.


A questo punto, ci si potrebbe chiedere per quale motivo in questo capitolo sia stato introdotto il concetto di surroga, che, apparentemente, non ha niente a che vedere con ciò di cui abbiamo parlato finora. L’avverbio ‘apparentemente’, tuttavia, ci dice molto sulla natura del dubbio di pertinenza. La surroga, infatti, più spesso di quanto s’immagini, genera una notevole quantità di dubbi nel mutuatario, che finisce col sentirsi ingannato, vittima di raggiri e artifici su spread, tassi d’interesse et cetera. Di conseguenza, considerando che la frequenza con cui si sceglie una surroga non è uguale a quella con cui si fa un finanziamento, abbiamo pensato di trattare insieme gli argomenti.

Cominciamo col dire che la surroga è quell’operazione con la quale un mutuatario chiede il trasferimento del mutuo dalla banca presso la quale è stato acceso a un nuovo istituto. Fin dalle prime battute, è fondamentale sapere che la banca d’origine non può opporsi all’esigenza del cliente né può fare alcuna forma di ostruzionismo perché si tratta di un diritto adeguatamente disciplinato dalla legge e che non comporta costi e oneri aggiuntivi. Tra le altre cose, il trasferimento non causa la perdita di eventuali benefici fiscali. Di solito, si ricorre alla surrogazione del mutuo allo scopo di ottenere condizioni migliori di quelle fissate in precedenza. A ogni modo, è evidente che i cambiamenti principali riguardano il tasso e la durata: non a caso, questa tipologia di contratto prende il nome di mutuo di scopo. L’ultima nota va dedicata alle polizze assicurative collegate alla stipula di un mutuo: per lo più, vita e incendio e scoppio. In caso di surroga, la compagnia assicurativa, in nome e per conto della quale la banca ha collegato il prodotto facendolo sottoscrivere al cliente, è obbligata al rimborso del premio. Non ci sono alternative valide e discutibili.

Non si ha idea di quante controversie siano nate, specie prima del 2011, anno di una decisiva sentenza dell’Arbitro Bancario e Finanziario in applicazione della legge, con riferimento ai suddetti rimborsi.  In molti casi, il surrogante si sentiva dire che non era possibile recedere dal contratto assicurativo e che, di conseguenza, non esisteva alcun diritto di rimborso. 

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