mercoledì 28 dicembre 2016

LA RACCOLTA E L’IMPIEGO

#errorieparole #legami 

(la rubrica del lun, mer e ven di #AnalysisAndForecasting)

Semplici ed esclusive, ordinarie e strumentali: con questi aggettivi, in qualche modo, abbiamo appena introdotto le due principali funzioni d’esercizio delle banche, la raccolta e l’impiego, per l’appunto. Si tratta di due sostantivi che fanno parte del nostro vocabolario quotidiano, ma che il redattore del Testo Unico Bancario ha scelto per indicare una specifica opera professionale.

La loro semplicità d’uso non lascia intravedere immediatamente l’esclusività, una sorta di privilegio che le banche hanno nello svolgimento dell’attività.


Prima di andare oltre nella trattazione tecnica, è dunque necessario illustrarne il significato pratico. Per raccolta s’intende il metodo con cui una banca si procura le risorse economico-finanziarie, che, in parole povere, coincidono col ‘denaro racimolato’. Essa si suddivide in due grandi categorie: raccolta diretta e raccolta indiretta. La raccolta diretta si effettua tramite i rapporti di deposito, la gestione dei conti correnti e le operazioni di pronti contro termine, di cui s’è parlato nei capitoli precedenti. Qui, ci limitiamo a ricordare che, in un’operazione di pronti contro termine, l’investitore acquista un titolo di proprietà della banca, la quale s’impegna subito a riacquistarlo a una cifra superiore e a una scadenza prestabilita, garantendo quindi un certo interesse all’acquirente. La raccolta indiretta, invece, è basata sull’attività di mediazione e collocamento che una banca esercita in nome e per conto di altre entità finanziarie dalle quali percepisce una commissione. Alcuni esempi tipici possono essere i seguenti: la vendita dei prodotti assicurativi, dalla semplice polizza ai fondi pensione; i prodotti legati al risparmio gestito o amministrato et cetera. Si comprende facilmente che, in questo ultimo caso, la banca, fungendo da mediatrice, si giova di un ritorno economico-finanziario indiretto.

L’impiego, finora, è stato trattato molto più riccamente di quanto s’immagini, sebbene l’argomento si sia presentato sotto mentite spoglie, per così dire. È opera d’impiego tutto ciò che appartiene al dominio della concessione di risorse, in seguito alla quale il cedente si configura come creditore e ottiene dei ricavi sulla base dell’applicazione di un tasso d’interesse: i mutui, le aperture di credito in conto corrente, i prestiti personali, i leasing et similia costituiscono le forme dell’impiego bancario.


Bisogna prestare attenzione adesso a una relazione dialettica importante tra le due funzioni d’esercizio in questione: ogni impiego è possibile perché esiste una provvista, pertanto la relazione è istruita da proporzionalità diretta e univocità.

Nell’accingerci a concludere questo capitolo, non dobbiamo dimenticare l’aggettivazione adottata in apertura. In particolare, ‘semplici’ ed ‘esclusivi’ sono gli aggettivi che richiedono cautela. Si dice, infatti, che la raccolta di risparmio tra il pubblico è una riserva d’esercizio, pertanto solamente le banche possono occuparsene. È evidente che ci sono delle eccezioni, come, per esempio, nel caso dell’azione di un ente pubblico territoriale o in tutte quelle circostanze in cui interviene l’autorizzazione del Comitato Interministeriale per il Credito e il Risparmio (CICR)

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