venerdì 29 luglio 2016

LE OBBLIGAZIONI

 #legami

la rubrica del lun, merc e ven di #AnalysisAndForecasting)

Definite titoli di credito da alcuni divulgatori scientifici e titoli di debito da altri, le obbligazioni determinano una delle più intense e feconde attività di scambio finanziario tra lo stato e i soggetti esterni e tra le grandi aziende e la comunità economica. In effetti, hanno ragione entrambi: si possono considerare sia titoli di credito sia titoli di debito, secondo che il nostro punto di riferimento sia l’acquirente o l’emittente. A tal proposito, per sgomberare subito il campo d’analisi dai macigni della comunicazione tecnica, è bene ripensare completamente questo termine e dire che si tratta di un vero e proprio prestito. Non a caso, molto spesso, si parla di prestito obbligazionario.

Quando uno stato o un’azienda hanno bisogno di denaro per rispondere a un fabbisogno di cassa, possono ricorrere a un tipo di prestito che differisce un po’ da quello bancario, rivolgendosi a tutti coloro che, liberamente, vogliano fare un certo investimento. In che modo? In pratica, essi emettono delle cedole obbligazionarie, anche se esistono pure le obbligazioni zero coupon (ZCB – senza cedole), che, una volta acquistate, garantiscono al sottoscrittore una percentuale d’interesse come guadagno alla scadenza (trimestrale, semestrale, annuale etc.). Chi guadagna? Di fatto, entrambi gli attori economico-finanziari perché lo stato e l’azienda, che hanno emesso dei titoli di debito, possono ottenere il finanziamento a una condizione più vantaggiosa rispetto a quella offerta dalle banche, mentre l’investitore, che ha acquisito un titolo di credito, al contrario, si avvale di qualche punto d’interesse sulla rendita della somma investita.

Se, molto di frequente, si sente dire bond al posto di obbligazione, non c’è da allarmarsi perché non è altro che il corrispondente termine in inglese, ormai piuttosto in voga. Hanno una solida storia, invece, i titoli di stato, cioè le obbligazioni emesse dal Ministero dell’Economia e delle Finanze: un tempo, erano considerati delle casseforti dei risparmiatori; oggi, le cose non stanno più così, in seguito agli allarmi di default scattati dappertutto. In rapida rassegna, elenchiamo quelli della ‘tradizione Italia’: I Buoni Ordinari del Tesoro (BOT), a breve termine: da 3 a 12 mesi; i Certificati di Credito del Tesoro (CCT), della durata di 24 mesi; e i Buoni del Tesoro Poliennali (BTP), a lungo termine: da 3 a 30 anni. E’ evidente che l’offerta, nel tempo, non s’è limitata solo a questo: attualmente, CTZ e BTP ne sono un esempio, ma è opportuno circoscrivere almeno un po’ la didattica di questi approfondimenti.


Altri due aspetti devono essere trattati, giocoforza, prima di concludere la definizione della categoria. In primo luogo, le obbligazioni, specie quelle aziendali (Corporate Bond), non sono tutte uguali. Alcune sono convertibili, la qual cosa significa che possono essere trasformate in azioni (tema che tratteremo nel prossimo capitolo); altre sono strutturate, sono cioè legate all’andamento di un certo sottostante (strumenti finanziari derivati, di cui si parlerà in seguito). Ci sono quelle a tasso fisso e quelle a tasso variabile, ma ciò che è importante esplicitare adesso è il concetto di zero coupon, che riguarda, com’è già stato anticipato le obbligazioni senza cedola: chi ne è possessore non riceve un interesse periodico, ma ottiene l’intero capitale alla scadenza programmata. In secondo – e ultimo – luogo, è quanto mai ‘salubre’ fare una distinzione tra valore nominale e valore reale di un titolo perché tutta la nostra visione dell’economia è spesso oscurata da questo incontro-scontro linguistico. Dato che la spiegazione è indubbiamente articolata e complessa, ci limitiamo per il momento a inquadrare il ‘problema’, rinviando ai successivi capitoli il definitivo chiarimento, cioè al momento in cui parleremo di Libor, Euribor, Inflazione, Tassi et similia. In fatto di obbligazioni, è sufficiente ipotizzare di averne acquistata una il cui rendimento alla scadenza annuale sia X (valore economico) + 1 (interesse), laddove il costo del denaro sia Y+0,00. Se alla scadenza prevista il costo del denaro sale a Y+0,50 per vari e imprecisati movimenti di politica economica della Banca Centrale, noi ci ritroviamo tra le mani un valore nominale inferiore a quello reale. In sostanza, lo spread non viene caricato sul nostro rendimento, che non diventerà mai X + 1 + 0,50. Avremmo guadagnato di più con un deposito a termine. E si badi bene: questo discorso va esteso ai salari e a tutto ciò che si può comprare o vendere! 

3 commenti:

  1. Caro Francesco M., apprezzo molto l'avvicinamento ad mondo disdegnato dalla cultura italica, ostile a fare i conti, più che ostile alle teorie, specie se metafisiche. È un mondo da spiegare e divulgare. Bello l'incipit sulla relatività delle parole che cambiano il significato a seconda del punto di vista. Sono molte, meritano grande rispetto e andrebbero ascoltate con maggiore attenzione. Sfortunatamente la parola relatività non ha molta fortuna in Italia, pur essendo la relatività alla base della società vera, concreta, visuta e non solo parlata (spesso a sproposito). La relatività è la descrizione "fisica" della diversa posizione di ciascuno. Proprio questa diversità consente lo scambio, essenza della relatività che si converte in azione gravitazionale, anzi in relazione. Lo scambio che è tanto odiato e vituperato nella cultura nazionale (uso la parola nazionale con preciso intento). Ciò detto e tornando alle obbligazioni, forse più che un prestito è un contratto(parola relativistica tutta da esplorare) che, come tutti i contratti, non obbliga a rispettarne i termini, ma è assai opportuno rispettarli. Nel caso specifico l'obbligazione è come l'abbraccio dello scimpazè di cui sentiamo parlare altrove: c'è del rischio in ogni relazione. Lo scambio, il mercato, le relazioni, le ralazioni sono atti di fiducia il cui tradimento porta gravissimi guai. Qui è dove l'economia incrocia l'etica fra persone. Il denaro e l'economia non sono mostri, sono mezzi per convivere meglio, ma solo per chi vuole convivere socialmente. Sospetto fortemente di chi odia il mercato, il denaro, lo scambio e nel contempo parla di società (probabilmente colui si riferisce ad una società per delinquere).

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    1. Carissimo Stefano, ricordo il tuo nome in virtù delle nostre interazioni su Twitter. Il tuo discorso è - a dir poco - seduttivo perché sorprende il lettore con una penetrazione semantica; alla qual cosa nessuno dedica quasi mai le proprie fatiche. Io sono, anzitutto, un analista del linguaggio, approdato all'economia e alla finanza per lavoro e passione e per aver concepito un metodo di previsione. La relatività di cui tu parli fa paura perché, essendo l'essenza di un sistema complesso, implica consapevolezza delle differenze e uso incessante della dialettica: in pratica, è una sorta di dottrina eraclitea che il mondo accetta, ma dis-conosce. Di conseguenza, si procede per compensazione, una specie di deriva mitologica. Io, in tal senso, non ho mai puntato il dito contro qualcuno o qualcosa, facendo valere l'idea del complotto, poiché sono convinto che il cittadino medio si 'acculturi deculturandosi' - passami l'espressione -, preferendo sfogare la propria frustrazione contro un avversario: questo accade molto di frequente in economia, politica e finanza. Io parlo da uomo della strada: sono indipendente, non ho sponsor e non provengo da potentati. In pratica, mi guadagno pure l'aria che respiro. Ho usato la metafora del prestito nel tentativo di rendere il meccanismo accessibile e trasparente. La natura contrattuale, come tu stesso sai e hai sottolineato, costituisce il substrato di tutte le operazioni finanziarie. Grazie di cuore. Sei sicuramente una figura intellettuale con la quale mi piace interagire.

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  2. Dimenticavo: il mio nome è Stefano Cianchi

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