lunedì 25 luglio 2016

IL PIL

#legami

la rubrica del lun, merc e ven di #AnalysisAndForecasting)

Si tratta – molto probabilmente – del più gettonato tra gli acronimi della politica economica. Si esplica, com’è noto, in Prodotto Interno Lordo e dovrebbe indicare lo stato di salute di un paese. Gl’inglesi lo chiamano GDP (Gross Domestic Product). Si dice anche e per lo più che ne rappresenti la ricchezza o il benessere: in buona parte è vero. In effetti, del calcolo del PIL fa parte la spesa delle famiglie in beni durevoli, in beni di consumo e servizi. Per intenderci: l’acquisto quotidiano del pane entra a pieno titolo sia nella categoria linguistica dei beni di consumo sia in quella della produzione. Tra le altre cose, il frumento è una materia prima (commodity) quotata e scambiata nei mercati. In questo passaggio commerciale, che porta il pane sulle nostre tavole, purtroppo, non si tiene conto del costo della farina sostenuto dal panificatore; il che getta delle ombre sui sostantivi ricchezza e benessere ampiamente adottati dalle scuole di economia e dai media. E inoltre: dalla valutazione del PIL non si apprende com’è distribuito il denaro.

Prima di dare corpo a una definizione completa del PIL, è bene fare qualche passo indietro per suddividere l’oggetto del nostro approfondimento nelle tre parti dalle quali è composto.


Perché ‘Prodotto’? Col termine ‘prodotto’ si è soliti esprimere una misura complessiva, ossia un insieme di beni e servizi finali nell’arco di un anno. I servizi pubblici, per esempio, sono inclusi nella misura in questione in funzione dello stipendio mensile degli impiegati che ne determinano la realizzazione. S’è sempre sentito dire che l’edilizia è il volano dell’economia di un paese. Se si vedono parecchi cantieri lungo le strade di un paese, ciò indubbiamente può far pensare a un aumento del PIL. Se tuttavia nessuno è in grado di acquistare le case appena costruite… Che cosa succede? Il PIL cresce, ma non la ricchezza né, tanto meno, il benessere. Se aumenta l’inflazione, cioè il costo della vita, con relativa diminuzione del potere d’acquisto della moneta… Che cosa succede? Il PIL cresce, ma non la ricchezza né, tanto meno, il benessere. Pertanto: il PIL è un indicatore importantissimo, ma è anche un’asperrima contraddizione della politica economica mondiale.

Allora: perché non si fa altro che bombardare il cittadino con proclami sulla vitale crescita del PIL? Unicamente per esigenze di politica d’espansione monetaria, che alimenta i circuiti di scambio tra banche d’affari e banche commerciali. Una economia reale e salutare non può e non deve essere basata soltanto sulla crescita del PIL. L’asfissiante parametro di Bruxelles, che vincola il rapporto tra il Debito di un paese-membro e il PIL è diabolicamente intrappolato in questo schema.

Perché ‘Interno? In questo caso bisogna prestare molta attenzione a ciò che spesso si legge. Infatti, si scrive con superficialità che il Prodotto è Interno perché si riferisce a uno specifico paese. La definizione è impropria o per lo meno incompleta perché con l’aggettivo ‘Interno’ si fa riferimento,  per esempio, pure a ciò che la comunità cinese produce e consuma in Italia, indipendentemente dalla cittadinanza.


Perché ‘Lordo’? Tutto ciò che si produce ha un costo; di conseguenza si stabilisce che il Prodotto Interno deve essere stimato al lordo degli ammortamenti. 

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