mercoledì 27 luglio 2016

DEBITO E DEFICIT

#legami

la rubrica del lun, merc e ven di #AnalysisAndForecasting)

Molto spesso, si fa fatica a immaginare uno stato come una specie di ‘attore commerciale’ coinvolto in processi di compravendita, nella gestione di entrate e uscite e in tutte quelle attività che, in genere, riguardano l’impresa. Forse, che l’Italia, la Spagna, la Germania et similia non pagano le tasse? Di fatto, sappiamo che le pagano. Altroché! Bruxelles docet. Se si riuscisse a collocare lo stato in questa scena e a ripensarlo secondo la metafora imprenditoriale, alcuni concetti astrusi diventerebbero accessibili.

Di là dalle comuni contestazioni, che non rientrano nell’oggetto di questi approfondimenti, per garantire la continuità di alcuni servizi – sanità, trasporti et cetera – e sostenere le relative spese uno stato le cui casse non sono sufficienti a coprire il fabbisogno standard ricorre al debito: in pratica, esso emette dei titoli di debito (BOT, CCT et cetera) facendosi prestare il denaro da imprese, banche e cittadini che acquistano le cosiddette obbligazioni. Il soggetto economico che le acquista sa di dover ricevere, a una determinata scadenza, la somma investita maggiorata di una quota d’interesse. Il tema obbligazioni sarà oggetto dei prossimi approfondimenti. Purtroppo, nel tempo, non tutti gli stati sono stati in grado di pagare il proprio debito, finendo coll’essere risucchiati dalla tragica insolvenza: sono universalmente noti i casi della Grecia e dell’Argentina, ma, andando indietro nel tempo, si trovano parecchi altri esempi.


Accade talvolta che le uscite superino le entrate: in questo caso, si parla di deficit o disavanzo pubblico. Nella contabilità, il rapporto tra entrate e uscite è definito saldo. A questo punto, c’è da prendere in considerazione un aspetto molto importante della politica economica: in alcune circostanze, un deficit elevato può essere programmato e determinato da una scelta strategica, finalizzata a soddisfare la domanda di beni e servizi (Domanda Aggregata). Viceversa, un governo, in materia di politiche di bilancio, può prevedere manovre restrittive, destinate a creare avanzo, anziché disavanzo; il che, nostro malgrado e molto di frequente, si trasforma in un aumento delle imposte.

In considerazione del tema trattato in precedenza (§ IL PIL), è appena il caso di spendere due parole sul rapporto tra Debito Pubblico e PIL soprattutto perché è ormai diventato, almeno in Europa, la spada di Damocle di molti governi: il Patto di Stabilità previsto nell’UE lo indica come imprescindibile parametro. Ciò che più conta, anzitutto, con riferimento al vincolo europeo, è che il PIL sia elevato, anche in presenza di un debito elevato. Perché? Sebbene la struttura di questo rapporto non sia d’immediata fruizione e sia legata a molte variabili, in questa sede possiamo dire che si tende, in questo modo, a valutare se uno stato sia in grado di pagare i propri debiti e, di conseguenza, se sia affidabile o meno all’interno dei mercati.

 



                                    

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