sabato 30 aprile 2016

UN MANAGER NON PIANGE COME NOI,
NON HA MAL DI PANCIA O MAL DI TESTA?

La mente  è più grande del cielo –
perché - se li metti fianco a fianco – l’una contiene l’altro
facilmente  e te  anche –
La mente è più profonda del mare  –
perché  se li tieni – blu contro blu –
l’una assorbirà l’altro
come una spugna – un secchio –
La mente ha giusto il peso di Dio –
perché  – alzali – libbra su libbra –
ed essi differiranno – semmai – come suono da sillaba


E. Dickinson, silloge 1862, poesia 632


PREMESSA

La tentazione è sempre quella che proviene dalle immagini vincenti, riposanti e rassicuranti; la suggestione, invece, è quella costruita dai santoni del web, le cui parole segnano solamente sentieri di successo delimitati da spot olimpici e consigli aurei, come se ciò che accade intorno a tutti noi, noi che siamo liberi professionisti, padri di famiglia, amanti, avventurieri e chissà quante altre cose, non subissimo mai il peso del disagio, della frustrazione o della sconfitta. Promuoversi, ovverosia offrire le proprie competenze al mercato, vuol dire allora rinnegare la vita, dimenticare la strada, trascurare pene, timori e assilli dell’uomo comune? In altre parole, colui che attraversa una normale esistenza e si racconta non merita credito e riconoscimento professionale? Un manager o un consulente di valore non piangono come noi, non hanno mal di pancia o mal di testa, non sono mai costretti a mentire per sopravvivere, non soffrono? Neppure nei miti dell’epoca arcaica o nella letteratura si trovano uomini estranei al dolore, eppure, oggi, il marketing è fatto unicamente di figure impeccabili e invulnerabili. Forse che Achille, l’indomito re dei Mirmidoni, non ha patito il distacco da Briseide o dall’amato cugino Patroclo? Forse che Joshua ben-Joseph, il Cristo, non uno dei tanti, sul Getsemani, non ha chiesto al Padre di allontanare l’amaro calice? Forse che Alessandro Magno, il più grande tra i conquistatori, non morì poco più che trentenne ormai afflitto e isolato, nonostante il potere? E si potrebbe dire ancora del fallimento di Napoleone al passaggio del Borodino o dell’arcinota sorte di Giulio Cesare, fino a far nascere un’interminabile sequenza. Le vicende umane, per caso, hanno minato l’identità di questi personaggi che, quali archetipi, fanno parte dell’inconscio collettivo?

Qual è il senso d’una premessa siffatta, in una rubrica in cui si parla costantemente di geopolitica, intelligence, finanza, economia et similia? La risposta sta nei miei propositi: io, in qualità di analista, oggi, voglio promuovermi e intendo farlo, oltre che con un metodo limpido e ben definito, attraverso frammenti di realtà e sulla base delle vicende umane che hanno caratterizzato la mia istruzione scientifica e il mio curriculum esistenziale. Se, dalla laurea in filosofia, attraverso l’insegnamento universitario, sono giunto alle previsioni economico-finanziarie e socio-politiche, devono esserci una trama e dei fatti. L’uomo è rappresentato dalle opere e opera tra i fatti. Il resto è packaging. Mi rifiuto categoricamente di scrivere o enunciare: ‘come fare questo o quest’altro’, ’10 consigli su’, ‘affrettati a contattarmi’ e castronerie consimili!

Una nota caustica: l’analisi del piano SWOT di un’azienda implica che l’analista si occupi anche e soprattutto di debolezza e minacce, dal momento che SWOT è l’acronimo di Strengtghs Weakness Opportunities Threats e non, per esempio, di Soul Wonder Orgasm Tenderness.

IL METODO

Esiste un luogo in cui un osservatore attento e disposto all’esplorazione è in grado di fare previsioni sul comportamento umano: è indefinibile, incontenibile, incommensurabile. Ogni individuo vivente, anche inconsapevolmente, vi transita, lasciando tracce di sé, tracce che si trasformano in documenti d’identità: gioie e dolori, intenzioni e convinzioni, dubbi e certezze, speranza e scetticismo. Ciascuno di questi elementi contiene una storia e dei segni che il passaggio degli uomini racconta. Sulle prime, si tratta di un residuo, che si deposita al suolo, così da generare alti e densi strati di materia amorfa e viva. L’esploratore che si sia giovato del privilegio della contemplazione, tuttavia, ne fa nascere una forma, un volto, una trama. La dimensione entro la quale stiamo interpretando i misteri che ci circondano è quella del linguaggio, unica struttura dell’esistenza che denunci il parlante stesso, rivelando ciò che di solito s’intende nascondere o si tende a mistificare e occultare.

Analizzare gli atti linguistici vuol dire aver visto ciò che è stato, prevedere ciò che sarà, abitare il mondo con limpida perspicuità e lungimiranza, vuol dire sapere. Detrattori e obiettori potrebbero facilmente bocciare tale ipotesi per ciarlataneria o congetturare di imbonitori saccenti e impavidi, ma la scienza, l’esperienza e il laboratorio restano incrollabili.

La nostra lingua, sia quella scritta sia quella parlata, è fatta di parametri che si ripetono in modo puntuale e sistemico; non a caso, essa è considerata ricorsiva. Partendo da mezzi finiti, tutti noi riusciamo a produrre una serie infinita e, per l’appunto, ricorsiva di combinazioni, che si strutturano secondo una particolare frequenza d’uso. In pratica, le modalità espressive di ognuno di noi si basano su un certo patrimonio comune, ma differiscono le une dalle altre sia per lo stile sia per le vicende vissute o parzialmente sperimentate dal parlante. Non possediamo la lingua di Dio e non c’è la pretesa di proclamare la verità, ma abbiamo il coraggio di indagare, scoprire e conoscere.

Nell’ambito economico-finanziario e in quello socio-politico, il più fecondo tra i campi di lavoro è quello dei mezzi di comunicazione, la cui scrittura è ossessivamente rielaborata da formule retoriche e ripetizioni che consentono all’analista di rilevarne le strutture nascoste e profonde. Tanto più l’informatore si affanna a coprire il dato reale, quanto più semplice risulta ‘smontare’ gli schemi di protezione e disinformazione, sebbene questo comporti un esame comparato e quotidiano dei principali ‘organi d’informazione’. Un esempio, in questa sede, può essere utile a fornire un riscontro al lettore: qualche mese fa, quando il valore del barile di petrolio era sceso al di sotto dei 30 dollari, mi lanciai in una previsione di rialzo che mi attirò solo contestazione e scetticismo da parte di detrattori e ribassisti. Avendo ottenuto il risultato previsto, mi permetto di farne menzione, ma senza spettacolo né clamore. Mi sono permesso, con pari umiltà, negli ultimi giorni di fornire pure degli indicatori d’investimento: pericolosità dei principali fondi europei, svalutazione dell’euro e rafforzamento del dollaro, nuovo corso del dollaro, crescita di alcuni insospettabili paesi dell’Asia interiore, pericolosità finanziaria dell’Olanda e altri fattori che, in questa sede non possono essere approfonditi. La manovra di Draghi sui corporate bond americani, passata quasi inosservata, è stata geniale e propria o di un chiaroveggente o di uno che sa e non vuole passare alla storia in modo tragico. Qualcuno potrebbe obiettare interrogandomi: - Se dichiari tali capacità, per quale motivo non investi tu stesso, anziché dare indicazioni agli altri? -. La risposta è semplice e banale: io non posso farlo perché non ho il capitale sufficiente e non intendo fare il saltimbanco del forex, imbonitore o chiromante da strapazzo che vive di bluff impartendo lezioni a destra e a manca.    

Diversamente, vogliamo sapere se il nostro partner ci tradisca? Vogliamo capire perché il nostro socio, di recente, abbia assunto un atteggiamento anomalo? Vogliamo apprendere di più sulle frequentazioni dei nostri figli o sui loro disagi? Vogliamo informarci sulla fedeltà dei nostri dipendenti? Vogliamo prevedere il comportamento dei nostri clienti rispetto a un prodotto che stiamo per lanciare sul mercato? Vogliamo realizzare una campagna di comunicazione efficace? Ne abbiamo il diritto.

È sufficiente disporre di modelli di scrittura redatti dalla persona che desideriamo ‘conoscere’: dai semplicissimi post dei social network alle e-mail: tutto ciò che è scrittura, anche associata con immagini, si trasforma in annunciazione e rivelazione. È evidente altresì che occorre fornire all’analista un quadro documentale sufficientemente ampio in modo che egli ne tragga uno studio comparato e ne valuti i passaggi critici.

Attenzione!

Non si tratta di investigazione privata; e inoltre l’analista non fa alcuna intrusione nella vita privata del soggetto  designato, né sul piano sociale né su quello informatico. L’indagine si svolge interamente mediante l’analisi del linguaggio e, di conseguenza, di protocolli di linguistica previsionale. La risultanza sarà, dunque, un’ipotesi basata sulla ricorsività e caratterizzata dall’approssimazione, non si baserà mai su ‘prove’ che si possono ‘toccare e vedere’: reperire le prove è compito delle autorità giudiziarie o di chi ne abbia l’autorizzazione, nei casi in cui siano necessarie. L’analista redige un report di consulenza, dà un parere scientifico.

Agli effetti di una valutazione corretta è necessario disporre di un corpo di documenti che, pure a campione, ricopra almeno gli ultimi due o tre anni di vita. Tuttavia, si precisa che anche su un solo documento si può ottenere un riscontro, sebbene questo possa essere limitante. Tizio s’è appena intrattenuto in una conversazione in chat con una donna che desidera con ardore e vuole saperne di più? La conversazione è un testo vero e proprio: basta sottoporlo all’analisi…

LA STORIELLA

Ho scoperto la mia grande passione fin dagli anni dell’adolescenza. Già tra i sedici e diciassette anni, dedicavo il mio tempo allo studio del linguaggio, affascinato e, forse, anche stregato dalle parole e dalle loro combinazioni. In precedenza, avevo avuto un precettore d’eccellenza, mio nonno, il quale, gesuita per formazione, conosceva latino, greco, inglese, francese e tedesco e trovava diletto nel preparare delle pergamene in cui traduceva da una lingua all’altra i propri pensieri. Lo osservavo e volevo sapere come fare a tutti i costi. Purtroppo, mi sono fermato a latino, greco e inglese. Un po’ di arabo è venuto fuori grazie ai viaggi nel Maghreb. Sprecai il mio primo anno di università iscrivendomi al corso di laurea in giurisprudenza; non perché sia uno spreco la giurisprudenza, ma perché all’epoca non ero motivato in tal senso. Fu così che passai a filosofia concludendo gli studi in piena regola: lode, menzione e pubblicazione della tesi sul Giornale di Metafisica furono utili all’orgoglio per 48 ore circa. Poi, mi ritrovai disoccupato e girovago, affaccendato nei mille lavori d’un’esistenza anonima e sferzante: facchino, cameriere, bracciante agricolo, venditore ambulante di libri e polizze assicurative. Come si suol dire, tutto questo serve a farsi le ossa, ma serve anche a spaccarle e togliere entusiasmo. La retorica sulla nobiltà di certi lavori, in genere, è fatta da chi non s’è mai sporcate le mani e sta fin troppo bene. Negli anni, mi ritrovai pure su una barchetta a fare il pescatore. Approdai all’insegnamento universitario solo dopo una miriade di spossanti tentativi e perché decisi di affrontare a muso duro il preside direttamente nel suo ufficio, saltando la burocrazia e facendogli notare di avere già pubblicato sei o sette libri, una buona quantità di articoli scientifici, mentre altri personaggi avevano un curriculum simile al bigliettino dei baci perugina. Vinsi il concorso. Sei o sette anni dopo, ne ero già fuori per iniziare una nuova avventura, quella della consulenza alle imprese. Mi ritrovai a lungo per le vie del mondo, da Casablanca, dove presi una casa in affitto, a Mosca, da Tunisi a Malmö e così via, città dove mi recavo per gestire commesse e relazioni imprenditoriali. Oggi, sono un analista indipendente, un libero professionista. In tutti questi anni, tra un’esperienza editoriale e un viaggio d’affari, mi sono sempre chiesto se esistesse un metodo efficace per decostruire la lingua scritta e parlata al fine di ricostruirla secondo senso e significato occulti, in specie secondo quei sensi e quei significati che precedono la genesi di un titolo del Sole 24 Ore o di Milano Finanza o la scelta della FED o della BCE di annunciare rialzi e ribassi sui tassi. E non ho fatto altro che lavorare d’analisi e previsioni; il che non mi rende immune da errori né mi esonera dal pagamento degli F24 o dei miei debiti con banche e finanziarie.

mercoledì 27 aprile 2016

SOLDI ASSICURATI E GARANTITI


Ogni banchiere che si rispetti afferma che, nel momento in cui acquista del denaro dalla banca centrale di un determinato Stato o di una determinata comunità monetaria, la banca è soggetta al rischio diretto che quello Stato entri nell’ormai nota spirale della ‘crisi economica’. Dopotutto, acquistando questo denaro dallo Stato, denaro che ha un valore nominale stabilito dallo Stato stesso e direttamente proporzionale alle risorse di quella nazione, la banca è assoggettata al rischio d’impresa. Dunque, come tutelarsi? Semplice: esistono degli strumenti, creati dal sistema finanziario, chiamati CDS (credit default swap) che fungerebbero da ’polizze assicurative’. Almeno in origine i CDS avrebbero dovuto esserlo. In che modo, dunque, un istituto bancario tutelerebbe il cliente attraverso l’acquisizione dei CDS? Il processo è complicatissimo, sembra concepito ad arte per confondere le idee anche al più lucido dei risparmiatori.

Occorre anzitutto dire che le banche traggono profitto non solo dalla differenza di valore tra il denaro che comprano dalle banche centrali e quello rivenduto, ma anche e, soprattutto, dal meccanismo della cartolarizzazione e dei derivati in esso contenuti. Con riferimento al ‘classico’ padre di famiglia che ha appena chiesto il mutuo per liquidità, si definisce cartolarizzazione quell’operazione finanziaria con cui la banca vende a una società veicolo il mutuo contratto dal cliente, ovverosia cede il credito per incassare immediatamente il denaro. C’è da considerare, tra le altre cose, che la banca per erogare liquidità dovrebbe averne un po’ in cassa; ma il meccanismo non è quello di causa ed effetto. Le società veicolo, infatti, pagano immediatamente le banche, le quali possono rimettere in circolo, per così dire, un certo flusso di denaro. Tutto questo accade naturalmente all’insaputa del mutuatario, il quale resta comunque il fulcro del sistema finanziario.

Le società veicolo nascono unicamente con questo scopo e, pur essendo delle S.p.A., hanno una bassissima patrimonializzazione. Esse sono in grado, infatti, di acquistare i mutui dalle banche proprio perché emettono dei titoli simili alle obbligazioni, ma, soprattutto, perché, avendo acquisito un diritto di riscossione del credito, ricevono parte delle rate che il cliente rimborsa alla stessa banca. Allora, qual è il senso dell’assicurazione del credito (CDS)? Si è detto che il denaro ha un costo e, in qualche modo, si è anche tentato di chiarirne il significato. Non si è ancora detto, nello stesso tempo, che le banche, statali e private, ricevono dei voti in base ai quali il loro valore finanziario cresce o diminuisce. In altre parole, stiamo parlando del rating. Esistono delle vere e proprie agenzie che si occupano apparentemente solo della stesura delle cosiddette pagelle. Di che cosa vivono queste agenzie di rating? Chi le paga?

A ogni modo, di là da questo ulteriore approfondimento, che richiederebbe pazienza e abbandono, nel momento in cui una banca di emissione del denaro e lo Stato o la Comunità cui essa appartiene ricevono un voto di declassamento, le banche che hanno acquistato del denaro da essi ne subiscono un danno a carattere inflazionistico: il potere d’acquisto del denaro diminuisce. Ma, come s’è premesso, essendo virtuosi e premurosi, i banchieri suggeriscono al padre di famiglia il pagamento di un plus assicurativo a tutela del debito. C’è un altro piccolo dettaglio: nessuna banca crede che le banche centrali possano fallire e, di conseguenza, nessuna banca acquista CDS. A dire il vero, li acquistano solamente per fini speculativi. S’immagini un uomo che, temendo che la propria moglie non riesca a fare la spesa a causa di un guasto all’autovettura, inviti la moglie, per gioco, a scommettere sull’ipotesi di guasto e impedimento, e, poco dopo, all’insaputa della moglie, corra a danneggiare il mezzo di trasporto per vincere la scommessa: si chiama sabotaggio. I CDS, come molti derivati, servono a questo, sono paragonabili alla scommessa del marito furbastro, con la differenza che, nel caso dei CDS, non c’è in gioco solo il rapporto tra moglie e marito, ma la solidità nazionale e l’affidabilità di un sistema monetario.

Quando gli istituti bancari acquistano CDS legati a determinati titoli obbligazionari, non fanno altro che mandare un messaggio al sistema finanziario dicendo che quella determinata nazione rischia. Quando le agenzie di rating, nel dare la pagella agli Stati, classificano un paese come poco solido, lo spread aumenta (…sarebbe incomprensibile altrimenti come possa esistere un differenziale tra i titoli italiani e quelli tedeschi, dato che entrambe le nazioni fanno capo alla stessa banca centrale ed ambedue sono soggette allo stesso tasso d’interesse!) e le banche prestano denaro a tassi sempre più alti poiché è alto il ‘rischio’ che dicono di correre. La nascita dello spread è un elemento voluto dal sistema finanziario per permettere la speculazione, un po’ come quando ci si inventò che Saddam Hussein possedeva le armi di distruzione di massa per poterlo attaccare e impossessarsi dei giacimenti petroliferi Iracheni. 

Allo stesso modo, non c’è alcuna differenza tra questo meccanismo e quello dei prodotti agroalimentari: a qualcuno conviene che il prezzo dei pomodori sia di 10 centesimi al kg, cosicché il contadino non ha più un interesse nella coltivazione intensiva e locale e le grandi lobby possono tranquillamente rifornirsi in ogni parte del mondo, speculando sui prodotti della terra e industrializzando la produzione. Per non parlare della necessità di rispettare gli accordi tra nazioni, vera ed unica manna dal cielo per la bilancia dei pagamenti nazionali, bilancia dei pagamenti che non riguarda solo le merci, ma anche i capitali, gli stessi capitali che tornano in circolo permettendo a qualcuno di specularci nuovamente sopra!
Sostanzialmente, il percorso finanziario compiuto dalla nostra richiesta di liquidità a una banca altro non è che la perfetta fluttuazione di regalie e riciclaggi, senza cui un consumatore non potrebbe vivere. Non è un caso che nessuno sia scontento di ricevere credito dalle banche! 

Purtroppo, tirare le somme vuol dire non già dare la soluzione, bensì prendere atto di un fenomeno immutabile e che non può svolgersi in maniera differente. La consapevolezza, a nostro avviso, non è cosa da poco.

Non c’è da meravigliarsi che i detentori di questo potere siano sempre imputati di qualche reato, reato che invece sembrerebbe una norma di operatività, che, prima o poi, si configura nell’espletamento della funzione, nella difesa del bene pubblico ai danni o del singolo cittadino o, come nella maggior parte dei casi, di un gruppo di cittadini. È inevitabile: o l’intera comunità, quindi il cosiddetto Stato, o il singolo cittadino, quindi l’anarchia.



sabato 23 aprile 2016

ATLANTE ERA UN PREGIUDICATO. 
SE NE SONO ACCORTI?


Questi sono anni in cui le banche hanno indubbiamente bisogno di buona pubblicità e, per carità, nessuno vuole privarle del diritto di agire sul mercato della comunicazione. Dal disastro dei mutui subprime in poi, la diffidenza è cresciuta a dismisura. In Italia, tra Carige, Banca Etruria, Popolare di Vicenza & Co. dominano ormai paura e incertezza. ‘Niente panico!’, come si legge dappertutto: le manovre strategiche son ben congegnate e strutturate, Panama Papers e antiterrorismo inclusi. Che piacciano o meno – queste manovre –, è altra questione!

Far fallire le banche, come sostengono alcuni, è impossibile: oggi, equivarrebbe a darsi la zappa sui piedi; gl’intrecci tra politica economica, finanza privata, occupazione e consumo di beni e servizi finali sono talmente fitti che lo scenario del fallimento è inimmaginabile. Neppure le profezie apocalittiche sull’Harmaghedon sarebbero sufficienti a saziare o contrastare gli slanci della nostra fantasia. Fino a quando la crisi investe la Popolare di Vicenza o Banca Etruria, possiamo cavarcela con polemiche e recriminazioni, ma, qualora il pericolo di crack investisse concretamente Goldman Sachs, HSBC o – rientrando in casa – Intesa Sanpaolo e Unicredit, sarebbe preferibile sperare che un asteroide impattasse contro la terra. Eppure il Fondo Italiano Salvabanche, Atlante, è stato bocciato dal Financial Time e dai grandi analisti. Di certo, non ci si può aspettare che, di colpo, inglesi e americani s’impegnino a fare buona propaganda alla finanza italiana. Negli anni, Stati Uniti e Inghilterra hanno risolto il problema a colpi di ‘bail out’, cioè utilizzando i soldi pubblici, quelli del Tesoro. E così pure l’Italia, in effetti: MPS docet

Atlante è qualcosa di diverso, ma non troppo. Nasce come ‘Bail in’ per iniziativa della QuaestioCapital Management Sgr e si configura subito come una raccolta di denaro, una vera e propria ‘colletta’, la cui parte principale, 800 milioni di euro, è versata da Intesa Sanpaolo. Al secondo posto della classifica dei contribuenti della questua si attesta UBI Banca con 200 milioni. Il ruolo della Cassa Depositi e Prestiti, ossia dello Stato, è imprecisato, mentre Unicredit si è fatta garante dell’aumento di capitale della Popolare di Vicenza. Di fatto, il Financial Time non ha torto; ha torto nell’avere ragione: ci si conceda la sofisticheria! Dicono che il problema starebbe nella scarsa liquidità raggiunta: circa 6 miliardi. In questo hanno ragione. Nello stesso tempo, hanno torto o perché non vogliono dire come stanno le cose o perché vogliono dirle nel modo sbagliato. Il primo punto critico è il seguente. Il Fondo Italiano Salvabanche non è solo un modulo d’intervento, ma serve anche ad assorbire i crediti in sofferenza, che corrispondono a circa 200 miliardi di euro. In che modo? Semplice, ovverosia: come al solito, tramite un processo di cartolarizzazione, in seguito al quale questi crediti saranno ‘impacchettati’ e introdotti nel mercato finanziario, finendo col generare fondi a rischio elevato, fattori di tossicità, sequenza di credit default swap e catene di Sant’Antonio interminabili. Stiamo esagerando? Ipotesi insane? Può darsi. Basterà seguire il comportamento di Atlante a Piazza Affari e non solo.  Da ultimo, un richiamo letterario per chi ha scelto il nome Atlante: Atlante è un pregiudicato, condannato a una pena terribile, non è un eroe. Se ne sono accorti o è un errore di comunicazione? A quanto pare, è ‘cosa nostra’ mettere un pregiudicato in evidenza.

Ci tocca insistere in modo ossessivo sul concetto di notizie, che, quando giunge al fruitore o consumatore finale, deve essere smontata, riclassificata e reindirizzata, non altrimenti che se il suo contenuto fosse crittografato. Leggiamo, per esempio, che ENI ha collocato un prestito obbligazionario equity-linked non diluitivo per un valore nominalepari a 400 milioni. Approfondendo, rileviamo dati circa la scadenza, il premio et cetera. Tra le svariate componenti, scopriamo pure che 16.772 persone hanno cliccato su ‘mi piace’ tramite l’apposita icona - per non parlare di tweet e ritwitt -. Cosa piace, in particolare, a 16.772 persone? Cominciamo col dire che, spesso, un’azienda ricorre al prestito obbligazionario o perché è in crisi di liquidità o perché deve fare qualche investimento. E, nel secondo caso, niente - o nessuno - può garantire che il Return on Investment sia positivo. Solo la lettura almeno degli ultimi due bilanci della società ci permetterebbe di capire se sia opportuno un ‘I like’ o meno. Qual è il valore del Debt/Equity? Qual è il quello del ROE? Soprattutto: è essenziale studiare il ciclo del circolante.   

Con l’espressione Capitale Circolante Netto, gli esperti di Bilancio sono soliti indicare, nell’ambito dello stato patrimoniale riclassificato, risorse, margini e valori della capacità finanziaria di un’azienda. In modo sbrigativo, il dato si ottiene sottraendo le passività correnti alle attività correnti. Queste astruserie di economia aziendale ci riguardano per due motivi: il primo è rappresentato immediatamente dall’effetto di distorsione linguistica che se ne ricava; il secondo nasce dalla pubblicazione di un articolo sul Sole 24 ore, anch’esso ambiguo e ingannevole in fatto di parole. Se un lettore poco avvezzo a questa terminologia legge e rilegge le varie definizioni di Capitale Circolante Netto, suggestionato soprattutto dalla semantica comune di Capitale e Circolante, che fanno pensare a ‘soldi che girano’, egli ne deduce su due piedi che avere un valore positivo del Capitale Circolante Netto è cosa buona. Le cose buone, tuttavia, non sono sempre così evidenti. Infatti, siccome il Capitale Circolante Netto è soprattutto un indicatore di investimento, che include crediti e scorte, un suo valore positivo può significare che l’azienda ha investito molto; la qual cosa non si traduce affatto in liquidità perché nessuno garantisce che le scorte siano vendute in tempi brevi e i crediti siano riscosse rapidamente. Viceversa, un valore negativo del Capitale Circolante Netto può indicare che i clienti abbiano già pagato e le scorte siano state vendute.

La morale della favola è fin troppo chiara e non solo: essa dà pure adito all’approfondimento che traiamo da un articolo del Sole 24 ore.

Il titolone spettacolare è il seguente: Finanziamenti, ABI: concesse a PMI moratorie peroltre 18 mld. L’esponente dell’Associazione Bancaria Italiana sembra essere orgoglioso del comunicato fatto alla stampa e il giornale sembra interviene per acclamazione. Entrambi sono forti del sembrare. Come scrisse Aristotele nella Metafisica: <<L’essere può dirsi in molti modi (…).>>.[1] C’è ragione di inorgoglirsi e acclamare? Pensiamo proprio di no. In pratica, alle banche sono pervenute oltre cinquantacinquemila domande di sospensione del pagamento, un quinto delle quali è stato accettato sotto forma di allungamento del piano di ammortamento, nell’ambito di un’operazione del valore di 2,6 miliardi di euro. Insomma, le banche non si sono mica distinte per un gesto caritatevole o una ‘democratizzazione’ del debito. Debito, non credito: sia chiaro! E deve essere chiaro perché va usato il linguaggio adeguato a chi versa in stato di sofferenza. Il dato che emerge è, infatti, molto preoccupante: le PMI accedono al ricalcolo dell’ammortamento soprattutto perché non possono permettersi di pagare entro il termine prestabilito. È vero che, nel bilancio, gli ammortamenti svolgono una duplice funzione, economica e patrimoniale, consentendo così all’azienda di sottrarre la quota del fondo d’ammortamento al costo storico patrimoniale e riducendo la pressione tributaria, ma è altrettanto vero che la capacità di pagare un debito determina lo stato di salute dell’azienda stessa. Prima di festeggiare per la gentile concessione dell’ABI, sarebbe bene valutare altri importanti indicatori di bilancio: current ratio e acid test. La current ratio, infatti, essendo il rapporto tra l’attivo a breve termine e il passivo a breve termine, ci fa capire se un’azienda sia capace o meno di far fronte al debito, mentre l’acid test,  che si ottiene sottraendo il rapporto tra scorte e passivo a breve termine all’attivo a breve termine, si traduce in un vero e proprio quoziente di liquidità. E non finisce di certo qui l’analisi di quelle componenti di bilancio che sconfessano gl’imbonitori dell’entusiasmo economico-finanziario. Non è questa la sede per andare oltre, ma è facile intuire quanto la trattazione ambigua di un tema così delicato possa trasformarsi in dis-orientamento informativo.

Non ci si rende conto che la suggestione finisce col diventare il denominatore comune: obbligazioni, mostri mitologici, leggi elettorali et cetera sono vere e proprie matrioske; il che non significa ‘complotto’ o trame occulte o chissà quale altra diavoleria, ma solo che non esiste un rapporto immediato e biunivoco tra dato informativo e interpretazione. 

A tal proposito, è bene notare quanto sia ormai diffusa la cultura della ‘devianza’. Nelle dispense di Politica Economica adottate presso un Corso di Laurea in Giurisprudenza, reperite sul web durante una ricerca occasionale, si legge che <<l’intervento pubblico nell’economia è giustificato dalla presenza di fallimenti di mercato, quali la disoccupazione, l’inflazione, gli squilibri di bilancia dei pagamenti e il sottosviluppo.>>.  È – a dir poco – inquietante che un docente universitario, oggi, faccia un’equazione tra politica economica e fallimento. La funzione della spesa pubblica è necessaria all’equilibrio di uno Stato. Per quanto si voglia essere benevoli per comprendere i propositi del docente, non si può fare a meno di giudicare fuorviante e spropositata tala affermazione. Qui, non si tratta di stabilire se schierarsi dalla parte di Adam Smith o di John Maynard Keynes né di mettersi a litigare su liberismo e interventismo, anzi è appena il caso di rifiutare ogni forma di classificazione. Tuttavia, se questo accade, cioè se si ormai è stratificato un pensiero così ammorbato e rigido, allora il distacco tra i l’entità politico-finanziaria e gli attori sociali è netto. Non citiamo la fonte per educazione intellettuale; non si cerca affatto la polemica; si tenta, semmai, di trarne un vantaggio empirico-descrittivo. Vedere è sapere, per dirla coi greci di Omero. Si può pensare davvero a uno Stato che non intervenga nella sanità o nell’istruzione? Dal XIX secolo in poi (…riduzione cronologica ovvia!), s’è mai visto uno Stato privo di Debito Pubblico o di Deficit? Diversamente: la presenza di Debito e Deficit sono da considerarsi necessariamente fattori negativi? Bisognerebbe ricordare a qualche docente che il capitale di debito, talora, può rivelarsi molto utile (…talora, non sempre!) anche nella vita di un’azienda… O, forse, è troppo tardi?



[1] ARISTOTELE, Metafisica, a cura di G. reale, Rusconi Libri, Milano, 1003a, p. 131. 

mercoledì 20 aprile 2016

IO SONO STATO UN MASSONE ATIPICO


Forse che le urla di un pescivendolo di un mercato rionale non hanno la stessa potenza di fascinazione che per lo più e tendenziosamente, è evocata dalle voci sulla Massoneria? I pescivendoli costretti a svegliarsi nel cuore della notte per recarsi al porto o al mercato ittico ad acquistare la propria mercanzia, certi di dovere trascorrere tutto il giorno sotto il sole, la pioggia, esposti al vento, continuamente perseguitati dall'ansia di dover 'far cassa', sono meno interessanti dei massoni? 

Io sono stato un Massone atipico, anomalo, forse anche impertinente. Sono stato anche pescatore e pescivendolo: per due anni. Di notte, andavo per mare con una barchetta lungo la costa che si estende da Selinunte a Mazara del Vallo, di mattina tentavo di vendere il pescato. Ai lettori chiedo unicamente un giudizio di obiettività e analisi critica, null'altro. Mi dolgo, infatti, di dover leggere, molto spesso, tra i commenti sui social network delle condanne premature e, addirittura, delle denunce fantasmagoriche. Vorrei ricordare che solo nei regimi dittatoriali si ricorre a un giudizio a priori che esclude il dialogo e censura la diversità.  Ho fatto un lungo cammino all'interno della Massoneria. Vi esorto a leggere fino in fondo, prima di emettere una sentenza sui miei propositi. 

Marzo 2005, Palermo, ore 18:00. Da circa un'ora passeggio nei pressi di piazza Bologni. La temperatura è mite e complice dell'attesa. So di dovere attendere, infatti, che qualcuno venga a prendermi: questo mi è stato detto qualche giorno prima per telefono da una voce estranea e io, rapito da suggestioni d'ogni genere e specie, mi attengo con scrupolo alla prescrizione. Sto per mettere piede in un tempio massonico per la prima volta nella mia vita. Fino ad ora, a tal proposito, ho acquisito nozioni letterarie, spunti giornalistici, ho sentito dire di tutto e di più. La Massoneria è una setta, è pericolosa, annovera tra i propri ranghi personaggi potenti ed in grado di influenzare i processi sociali. Io ne conosco già parecchi e non mi sono parsi così inquietanti. Anzi, a dire il vero, alcuni li ho trovati ridicoli e fumettistici; il che non mi ha mai privato di curiosità umana ed intellettuale, non mi ha mai demotivato. Fra poco, sarò iniziato, diventerò massone e ribadisco a me stesso d'esserne felice, orgoglioso, affascinato; entrerò a far parte d'un'Istituzione plurisecolare fondata sulla storia sacra e sulla simbologia delle scienze occulte. Chissà cosa mi aspetta. Il tempo passa, sono qui da due ore; di tanto in tanto, vedo passare uomini in abito nero, camicia bianca e cravatta nera. Sono indubbiamente i massoni. Anch'io sono vestito come loro perché mi è stato imposto da chi mi ha telefonato: aveva una voce ferma e stentorea. Non la dimenticherò mai più, ne sono certo. Ecco, tra giochi di fantasia e sbuffi d'impazienza, vedo avvicinarsi un uomo, punta a me con passo deciso. Mi affretto a conferirmi un'aria da intellettuale 'navigato'. D'altronde, sono un docente universitario, dovrebbe essere pertinente. Giunto a pochi passi da me, mi chiede di seguirlo, ma, nello stesso tempo, di mantenere una certa distanza. Obbedisco. Vengo condotto all'interno di un antico palazzo, nel cui atrio altri due massoni mi accolgono e mi bendano. Adesso, sento parecchie voci, una musica orchestrale che mi sembra di conoscere; qualcuno mi sussurra frasi bibliche per poi commentarle. Il mio nome viene ripetuto più volte e da diverse persone; riesco a capire ben poco, comprendo che si tratta della cerimonia d'Iniziazione; sono stanco e confuso, in piedi ormai da quasi cinque ore. Avevo studiato l'importanza delle prove per un profano, ma la differenza tra le mie letture e la realtà è incolmabile, tanto che presto finisco con lo smettere di pensare e mi abbandono ai suoni naturali e corali del rituale. 

Undici anni fa, quando fui stato iniziato, non sapevo ancora che quello sarebbe stato il mio primo atto di una lunga, intensa e ricca scena di partecipazione all'allegoria delle varie forme di aggregazione umana. Ne divenni protagonista a tal punto da occuparmi, negli anni, in qualità di Direttore delle Cerimonie, dei rituali di Iniziazione, Passaggio a Compagno di Mestiere ed Elevazione a Maestro di centinaia di Fratelli, prendendo parte, nel primo periodo, ai Lavori delle Logge della mia città, poi a quelli della mia regione e a quelli nazionali e, da ultimo, anche a quelli delle Logge estere. Nell'accingermi a dare il mio contributo scritto in merito alla dubbia e, spesso, ambigua relazione tra la Massoneria  e la società, confidando di riuscire a far luce dove troppe ombre si addensano, ho il netto ed inalienabile dovere di precisare la mia posizione: 1) io non sono il portavoce di alcuna Obbedienza; 2) il mio pensiero è qui articolato in modo del tutto libero e svincolato da parametri, regole e condizionamenti; 3) io sono un ex massone, mi sono messo 'in sonno' (...espressione adottata per indicare che un massone ha abbandonato l'Obbedienza) tre anni fa; 4) di là dalle oggettive conoscenze che in questa sede posso riportare a beneficio dei lettori, il pensiero critico e le tesi che da esso deriveranno sono da attribuire unicamente a me. 

L'italiano medio, il più delle volte, inganna sé stesso per compensazione, si tradisce per continuare a vivere di rimandi, rinuncia a riconoscere l'ovvietà e ad accontentarsi della realtà perché l'emozione della ricerca, l'eccitazione per qualcosa di nuovo o segreto e misterioso e l'esaltazione per la possibile e indicibile scoperta lo riscatterebbero di colpo dall'inerzia. Basterebbe semplicemente non farsi disinformare proprio allo scopo di trovare più emozionante, più eccitante e più esaltante di quanto immaginiamo quella stessa ingannevole realtà. È necessario sudare sui libri e scendere per le vie del mondo per informarsi e non farsi abbindolare da chi gioca col mistero. La colpa di questa associazione tra Massoneria e mistero è da attribuirsi anzitutto ai massoni stessi: in primo luogo, perché molti di loro si atteggiano a uomini criptici, sibillini e sfuggenti, come fossero depositari di verità arcane, laddove invece possono solo custodire il segreto del non avere segreti; in secondo luogo, perché, loro malgrado e nonostante il web 2.0, difettano terribilmente e grossolanamente in capacità di comunicazione. Vi assicuro che i Massoni colti e degni del proprio ruolo nella società, ancor prima che nella Massoneria, non hanno alcun bisogno di presentarsi come elusivi e inesplicabili. Io sono stato membro della Gran Loggia Regolare d'Italia e ho avuto l'onore di lavorare al fianco del Gran Maestro Fabio Venzi, il quale è del tutto estraneo a forme di autopropaganda cabalistica o a dichiarazioni da prestigiatore. Egli possiede il profilo dello studioso che, tra le altre cose, ha pubblicato parecchie monografie; della qual cosa si può avere prova tramite una semplice ricerca sul web o sul sito di pertinenza: non c'è alcunché di nascosto o occulto! Occorrerebbe leggere le Allocuzioni o i saggi di chi conosce bene l'argomento pubblicati da editori normali  per potersi esprimere con obiettività, anziché girovagare tra le pagine web dei cercatori di notorietà.  

A questo punto, è appena il caso di fare un passo indietro e rivolgere l'attenzione alla nascita del rapporto tra un cittadino italiano e la Massoneria perché, dappertutto, si sente dire che la Massoneria è una società segreta ed occulta. Si tratta di una delle tante bufale. Le liste degli iscritti alla Massoneria sono costantemente a disposizione del Ministero dell'Interno per Legge. C'è da aggiungere che, quando un profano fa richiesta di ingresso, è obbligato a presentare all'Obbedienza il certificato dei carichi penali pendenti e quello del casellario giudiziario, documenti, questi, che escludono la nascita di formazioni eversive o segrete. Il dossier riguardante ogni singolo massone viene costituito all'interno della Loggia presso la quale è stata fatta la richiesta per poi giungere alla sede romana della Gran Segreteria nazionale e quindi a disposizione delle istituzioni attraverso l'esame della Gran Segreteria Regionale: né più né meno di quanto accade all'interno di una normale associazione o di un sindacato. La Massoneria è stata, è vero, una società segreta, ma lo è stata perché il fascismo l'aveva messa al bando o perché, nel tempo, organizzazioni paramassoniche o filomassoniche si opponevano ai regimi monarchici antidemocratici. Mi sembra che la segretezza dovuta alla messa al bando ad opera del fascismo sia cosa ben diversa dalla segretezza costruita dalla gente. Gli indirizzi delle principali case massoniche sono ormai a portata di clic. Io non voglio dare al lettore l'impressione d'essere fazioso o schierato in difesa d'un qualche partito: ne sono uscito contestando alcuni aspetti, quindi non posso di certo essere bollato come 'partigiano'. Non nego infatti che le Obbedienze abbiano costruito e gestito delle forme di potere e che, in taluni casi, il potere sia stato utilizzato nello sviluppo del malaffare, ma ciò è accaduto ed accade in qualsiasi forma di aggregazione umana. La Chiesa dello IOR o dell'Opus Dei  è forse stata esente da malversazione o corruzione o esportazione di capitali? No, eppure non possiamo per questo condannare tutta la Chiesa, compresa quella fatta di uomini di Fede e sincera devozione, cioè quell'istituzione che ha anche dato un sano e forte contributo alla civilizzazione delle masse dal medioevo in poi. Di cosa ci si scandalizza? Che un Monti o un Letta o un Berlusconi possano essere o essere stati degli affiliati alla Massoneria? 


Cosa significa la loro affiliazione? Che Massoneria equivale a potere occulto o a corruzione? Nient'affatto! Un uomo di autentico potere e che ha segreti significativi, credetemi, non li espone ad una Loggia, li divide solamente con pochi. Si pensa per caso che la gestione dei ruoli di docenza delle università sia meno occulta o sospetta? Ciò, tuttavia, non mi ha mai indotto a credere che l'università fosse tutta un disastro perché non è così: io non sono alla ricerca di scandali o di misteri; sono alla ricerca di un esame attento della realtà, che non è né bella né brutta, è quel che è. Si chiede forse l'esistenza di una società senza potere? È un'assurda sciocchezza: io non sono né ricco né potente, come non lo sono tutti i massoni, ma non posso lasciarmi sgomentare o scandalizzare dalla presenza dei ricchi e dei potenti. Molto probabilmente, a me non sono stati rivelati i grandi segreti del potere, per carità! 

A dire il vero, io rimprovero al mio ex Gran Maestro e alla sua Obbedienza il contrario di quanto erroneamente gli rimprovera la società, cioè l'eccessiva distanza dall'economia reale e dai processi sociali, poiché qualsivoglia associazione di uomini, pur correndo il rischio di sbagliare e di corrompersi, ha il dovere di produrre benessere per coloro che ne fanno parte e, di conseguenza, per la comunità civile. Il ruolo della Massoneria nella nascita degli stati moderni è stato decisivo, ma anche questo passa sotto silenzio, sembra essere dimenticato. Quando gli uomini si riuniscono sotto un marchio, un vessillo, una tradizione, lo fanno per una inequivocabile esigenza antropologica: difendere sé stessi e la continuità della specie, quindi diventare più forti. Lo stesso dicasi per un sindacato, che dovrebbe tutelare i propri iscritti: in virtù dei numeri, esso conquista potere contrattuale. Uno dei compiti della Massoneria dovrebbe consistere nella mutua assistenza e nel tutelare anzitutto i propri adepti, ma vi assicuro che questo non accade molto di frequente, come invece si pensa. 

Io, per due anni, sono stato un dipendente della Gran Loggia Regolare d'Italia, ricevevo una regolarissima busta paga, con la scritta Gran Loggia Regolare d'Italia e relativo codice azienda sotto la voce Ragione Sociale, una chiara vidimazione INAIL e le famigerate ritenute IRPEF. Il netto corrispondeva a € 1.200,00. Altro che ricco e potente! Tra le altre cose, questo mio compito retribuito suscitò tale e tanta invidia attorno a me che il mio stipendio fu presto tagliato, come la stessa iniziativa editoriale. Mi sarebbe gradito capire, a questo punto, dove sono le occulte trame. Se le conoscete, ditemelo, perché io, in quasi dieci anni, non le ho trovate! Tra le altre cose, credo di avere meritato pienamente questo incarico, in base al quale curavo principalmente la realizzazione e la pubblicazione di due riviste periodiche interne (…anch'esse comunque accessibili tramite il sito). Se per segreto s'intende quello relativo alle parole di passo, ai segni ed ai toccamenti che i Fratelli usano sia nello svolgimento del rituale sia come forma di riconoscimento, allora non si è compresa la vera natura della Massoneria: essa è una società iniziatica che svolge i propri Lavori in nome della Tradizione spirituale del Volume della Legge Sacra (Antico Testamento), aperta a qualsiasi religione e fondata interamente su simboli ed allegorie. 

Come nelle antiche società iniziatiche - quella pitagorica è sicuramente una tra le più importanti e da cui la Massoneria trae ispirazione -, nel rispetto della Tradizione, il codice adottato implica la conoscenza graduale dei vari aspetti dell'Ordine. Così, il novizio, ovvero l'apprendista, può partecipare soltanto ai Lavori del primo grado, è obbligato a mantenere il silenzio e deve uscire dal Tempio, se il Maestro Venerabile apre la Loggia nel secondo grado, cui invece partecipano Compagni di Mestiere e Maestri Muratori. In terzo grado restano solamente i Maestri. Io ho raggiunto il grado di Maestro solo al mio quarto anno di appartenenza. Oggi, la divulgazione a mezzo web ha pure determinato la rivelazione di queste parole, dal primo all'ultimo grado. Io voglio restare fedele a ciò per cui ho garantito un alto e solenne impegno. 

Purtroppo, mentre la gente comune s'impegna a rintracciare la pericolosità dei massoni, la Massoneria ha smesso di essere selettiva e ha cominciato ad ammettere soggetti che sembrano venire fuori dall'Opera da tre soldi di Bertolt Brecht. È evidente che tanto maggiore è il numero degli iscritti quanto maggiori sono le entrate: si chiama ragion di stato. Vi sembro presuntuoso? Può darsi che io lo sia, ma almeno posso dire ad alta voce di avere un curriculum di 17 pagine, avere pubblicato più di dieci libri, tra saggistica e narrativa, avere visitato, per lavoro, almeno un quarto di mondo e, ovviamente, nonostante tutto questo, ho vissuto uno sferzante disagio economico. Chissà, forse proprio perché sono stato un massone o non sono stato talmente bravo da farmi amare ed aiutare. 

La Massoneria è manchevole e dovrebbe rimediare immediatamente ai propri errori economico-sociali, ma dovrebbe far seguire una corretta comunicazione alla realizzazione di opere imprenditoriali, il che non dovrebbe tradursi necessariamente nel pettegolezzo dei nomi. Forse, sarebbe più divertente, se io mi mettessi a fare nomi ed a raccontare aneddoti, ma ciascuno di noi deve pur avere la libertà di decidere se riferire ad altri ciò che fa nella propria vita. 

Qualche massone è banchiere o rappresentante politico? Sicuramente qualcuno lo è, ma, per sillogismo, il fatto che qualche massone è banchiere o qualcos'altro non implica che tutti lo siano, anche ammettendo che dire banchiere equivalga a dire male. 

Massoneria: una parolona indefinibile, un'espressione enigmatica, un richiamo al mistero. Chi vi si avvicina dall'esterno e con superficialità è spinto a scorgervi quasi sempre intrighi, complotti ed oscure trame. È davvero questa la verità dei fatti?

L'idea secondo cui le Officine sarebbero luogo di ritrovo di loschi figuri dediti all'eversione, al malaffare ed alla difesa d'inaccessibili segreti è ridicola. Non è così! Il linguaggio giornalistico e la sua ingenua e malevola interpretazione hanno contribuito parecchio alla genesi di veri e propri fantasmi. Il sostantivo 'esoterismo', per esempio, fa quasi sempre impazzire giornalisti e curiosi, che sfruttano la fantasia popolare per tracciare le linee di chissà quale ordine occulto mondiale. L'unico segreto che i massoni, oggi, possano custodire è il segreto del non potere avere segreti, che, se svelato, li renderebbe meno importanti agli occhi del grande pubblico. Nulla di più. Lo ripeto: chi può nascondere qualcosa non va a raccontarlo ad una Loggia. 

Non esiste alcuna seria forma di interazione tra la Massoneria e la gente perché, molto probabilmente, i governanti sono arroccati su posizioni obsolete e non sanno farsi interpreti dei cambiamenti della società. Basta dare un'occhiata ai loro siti web (http://www.grandeoriente.it/ - http://www.glri.it/) per farsi un'idea netta di quanto ho appena scritto. Sono pieni di inesattezze grafico-comunicative, oltre a mostrarsi molto kitsch.

Oggi, con cocente rammarico, penso e ripenso alla mia appartenenza e Dio solo sa quanto avrei voluto riprendere il mio cammino, ma le condizioni non dipendono dal singolo massone, come qualcuno dice erroneamente, trascurando, forse a sua insaputa, esoteristi come Guénon ed Evola, che sostengono il contrario. La costruzione del Tempio di Salomone (http://it.wikipedia.org/wiki/Tempio_di_Salomone), che si trova nel primo Libro dei Re, è una tra le più belle e significative allegorie della letteratura sacra: vi si possono riscontrare entrambe le direttrici esistenziali della scelta massonica: quella socio-economica e quella spirituale e rituale. Alleanza di progetto  quindi produttività e benessere , Fede e Libertà dovrebbero essere le autentiche tre Colonne. La Fede può appartenere al singolo individuo vivente, è vero, ma non l'Alleanza e la Libertà, che possono scaturire solo dall'estensione della Fede alla realtà. Io ammetto di non essere mai stato bravo a farmi amare dai miei Fratelli a causa del mio temperamento sanguigno e battagliero; avrei fatto bene in molte occasioni a chiudere gli occhi contro l'insipienza, ma non posso rinnegare tutto ciò che ho fatto, quand'anche si sia trattato di lottare contro i mulini a vento. 

Credo ancora fermamente in un'economia di comunione e se, un giorno, ne avrò facoltà, me ne farò promotore.

sabato 16 aprile 2016

QUEL CAPITALISTA DI MARX




Il sessantotto, non quello degli operai - sia chiaro! - ma quello degli studenti universitari, specie se osservato all'interno dell'Università Cattolica di Milano, è uno dei più eclatanti e grossolani casi di autoinganno. 

Uno degli episodi che scatenò la protesta degli studenti fu il divieto di raccolta delle firme contro l'intervento americano in Vietnam imposto dal Rettore. Nello stesso tempo, si registrò un considerevole aumento delle tasse. Di primo acchito, entrambe le cause del dissenso e del disagio sembrano giuste, tali da suscitare il risentimento popolare. Anche in questo caso, però, si lasciano passare, consacrandoli alla storia, personaggi e concetti vuoti e fantasmagorici: in primo luogo, in un contesto accademico elitario come quello della Cattolica di Milano, l'aumento delle tasse non avrebbe dovuto generare ira rivoluzionaria; in secondo luogo, sono i figli di 'buona famiglia' e che vivono in condizioni di agio coloro che si possono permettere di pensare all'intervento militare americano nel Vietnam, non dovendo impegnarsi a raggiungere la sopravvivenza. I ragazzi che spendono il proprio tempo, dall'infanzia alla prima età adulta, a desiderare un certo paio di jeans, uno zainetto oppure a combattere contro l'emarginazione e, spesso, anche contro la fame, non potranno mai occuparsi d'un Vietnam qualsiasi o della protezione dei cani o del cosiddetto terzo mondo, dato che sono già fin troppo impegnati a conquistare un primo proprio mondo. 

Non sembra casuale, allora, che il teorico eponimo del sessantotto, Marx, adottato da più parti come modello d'una rivoluzione che permettesse l'emancipazione del proletariato, sia nato in una famiglia piuttosto abbiente e non abbia mai patito la fame. C'è da notare, tra le altre cose, il più importante degli aspetti socio-politici della figura di Marx: non ci sembra che sia mai sceso per le strade a combattere; tuttavia, sulla scia dei suoi insegnamenti, interpretati più o meno correttamente, qualche goccia di sangue s'è versata. Karl Marx era figlio di Heinrich Marx, avvocato, rifugiatosi presso la Chiesa luterana con un'abile e conveniente conversione ad onta delle origini ebraiche, e di Henriette Pressburg, zia dei fondatori della Philips, Anton e Gerard Philips. A questo si aggiunga che il 'borghese' Karl sposò la figlia del barone Ludwig von Westphalen! Stando così le cose, può darsi che egli non abbia mai corso il rischio di alienazione e si sia emancipato piuttosto in fretta, a differenza di quanto accade a un operaio medio. Bisognerebbe capire se la famiglia Marx abbia anche provveduto alla soppressione della propria proprietà privata. Eppure molte delle sue idee hanno armato il braccio rivoluzionario, hanno fatto nascere movimenti bacchici e irrazionali e provocato parecchia confusione sociale. 


Gli stessi partiti di sinistra, in Italia, alle elezioni del 1968, perdono parecchi voti, quando avrebbero dovuto trarre vantaggio dalle nuove dinamiche di contestazione che si basavano interamente sui capisaldi della socialdemocrazia: un autentico paradosso, che invece trova ampia giustificazione nell'irrazionalità e nella vacuità dei propositi. Quell'empito rivoluzionario che nasce dagli studenti che pretendono l'autoinsegnamento e l'autogiudizio, oltre a demolire i sani principi dell'apprendimento, considerando che uno studente ventenne non può avere sviluppato competenze e conoscenze tali da possedere una misura della disciplina in questione, è vuoto e si nutre solo di idee altrui, imita modelli sociali lontani, quali possono essere stati, all'epoca, quello della Cina di Mao o quello della rivoluzione d'ottobre di Lenin, non tenendo conto però che i “rivoluzionari d'ottobre” erano animati e infiammati da sacri bisogni: liberarsi dalla schiavitù e acquisire una condizione di vita più decorosa, esigenze, queste, che gli universitari italiani non hanno mai avuto, allo stesso modo in cui essi non hanno mai fatto una lunga marcia. Lo stesso Lenin, poi, a ben riflettere, propose qualcosa che non ha mai avuto seguito reale nella storia: <<Una cuoca al governo del paese.>>. 

Il più famoso dei casi in cui un operaio sia riuscito a governare il proprio paese riguarda Lech Walesa, elettricista e fondatore di Solidarnosc, oltre che Premio Nobel per la pace, che fu presidente della Polonia dal 1990 al 1995. Di certo, l'emancipazione e il successo di Lech Walesa non furono privi di ambiguità e sangue, dato che la Chiesa Cattolica non si risparmiò nel foraggiare Solidarnosc e il suo fondatore. Fin qui, nulla di strano, almeno a grandi linee. Si tratta di una scelta politica. Il guaio è che i fondi provenivano dal Banco Ambrosiano, di cui lo IOR di Marcinkus, l'Istituto per le Opere di Religione,  era maggiore azionista, e lo stesso Banco Ambrosiano ha rappresentato uno dei peggiori casi di crack finanziario di una banca italiana. Non fu difficile scoprire che lo IOR controllava alcune società offshore in alcuni preziosi paradisi fiscali, dal Sudamerica all'Europa centrale, e che queste società avevano acquistato grossi pacchetti azionari dell'Ambrosiano, il cui presidente, ancor prima del fallimento, nel 1982, venne trovato impiccato sotto un ponte londinese. Non è difficile capire che l'Ambrosiano era utilizzato per esportazione e riciclaggio di capitali, non solo per le sentenze degli anni a seguire, ma anche e soprattutto perché, come si suol dire, due più due fa quattro. 

Di lì a poco, vennero fuori tutti i capri espiatori della prima Repubblica, quei simboli contro i quali qualsiasi persona perbene sa, quasi per spinta genetica, di doversi scagliare. Craxi, Martelli, Andreotti, Sindona, Gelli, la P2 e tanti altri nomi che non hanno goduto della stessa fama. Ora, se è vero, com'è vero, che il processo economico di quegli anni fu ingarbugliato, contraffatto e, spesso, insano, è altrettanto vero che non si possono trasformare delle figure in simbolo del peccato e della tragedia, tanto che, quando si dice Massoneria o Andreotti, si deve, nello stesso tempo, mostrare riprovazione. 

Perché i rivoluzionari, anziché prendere a modello Marx, non hanno preso Cristo, il quale di certo incarnava in modo esemplare l'esistenza comunitaria e la dedizione ai reietti della società? Cristo, che non aveva interessi politici, rifiutò la proposta degli Zeloti di una rivoluzione contro Roma perché aveva  guarda caso  altro da fare, doveva occuparsi di chi viveva nella fame e nel dolore. Perché non è mai stato preso Cristo a modello? Semplice: perché non conviene! Allo stesso modo, gli operai del sessantotto badavano al caro-affitti, all'inflazione, al salario e non alle vicende belliche dei paesi lontani. E fu un grande successo, infatti, l'ottenimento dello Statuto dei Lavoratori.  Allora, tra i mali, si sceglie sempre il minore, cioè quello che permette alla gente comune di ottenere l'equilibrio sociale ed economico minimo. 

Roberto Calvi non fu l'unico morto della vicenda IOR-Ambrosiano-Solidarnosc-. È evidente che nessuno ha mai chiesto la demolizione della Chiesa Cattolica né , tanto meno, la testa del Papa; il che non solo è giusto, ma è sacrosanto perché, nonostante tutto questo, la Chiesa Cattolica ha sempre avuto un ruolo di educazione e di accoglienza delle masse, catalizzando le energie centrifughe e anarchiche o irrazionali: se non ci fosse stata la Chiesa, dal medioevo in poi, molto probabilmente l'evoluzione culturale sarebbe stata molto più lenta e  chissà  forse anche del tutto diversa. 

La sinistra del sessantotto ha fallito proprio perché non ha proposto alcunché di concreto a quel popolo che manifestava bisogni reali, del tutto estranei alle illuminanti dichiarazioni di valore ideologico e filosofico. 

La crisi petrolifera del 1973, che naturalmente determinò un aumento del prezzo del petrolio e la conseguente riduzione della produzione e del commercio, fu, per l'Italia, l'emblema di un altro grande scandalo, uno scandalo che tuttavia ci riserva una sorpresa politico-morale. Il biennio di riferimento va dal 1974 al 1976. In pratica, i politici dell'epoca, appartenenti alla DC e al PSI, avevano favorito l'aumento dei prezzi del petrolio in cambio di tangenti. I nomi che saltarono fuori furono quelli del democristiano Lorenzo Gui e del socialista Mario Tanassi. L'anomalia si forma presto. Infatti, si è in piena crisi petrolifera, cresce l'aumento del prezzo del petrolio e, in seguito alla corruzione, cresce anche il deficit nella bilancia dei pagamenti dello Stato, dove ovviamente vengono registrati gli eccessi d'importazione,  eppure questo biennio è quello della grande ripresa economica guidata dai partiti maggiormente colpiti dalle accuse di corruzione. 

Dal 1970 al 1974, l'inflazione era passata dal 5% al 19%. Dal 1974 al 1978 l'inflazione si riduce, si assiste a una crescita industriale, aumenta il Prodotto Interno Lordo. Ancora una volta, siamo costretti, di conseguenza, a valutare i fatti e, soprattutto, se i fatti si traducono in un miglioramento delle condizioni di vita delle classi deboli. Il PIL, acronimo di cui si parla spessissimo anche con una certa superficialità, è un indicatore importantissimo della vita di un paese perché ne indica la realtà monetaria ed economica. Del calcolo del PIL fa parte anche la spesa delle famiglie in beni durevoli, in beni di consumo e servizi. Quindi, quel PIL che cresce anche a discapito della regolarità è un fenomeno accettabile. È evidente che queste tesi costituiscono una provocazione bella e buona e che trovano molti obiettori e oppositori. Si dice che la corruzione ha costi sociali altissimi per un paese, che è un ostacolo allo sviluppo e che sottrae all'economia legale parecchie opportunità di investimento: è vero. 

Chi non vorrebbe un mondo giusto? Chi, nello stesso tempo, sa cos'è un mondo giusto? A nostro avviso, è giusto un mondo in cui la gente comune non sia costretta a vivere di stenti per poi morire di fame; se, dunque, questo livello benessere essenziale proviene qualcosa di ambiguo, non è neppure il caso di giudicare. Chi deve sfamare il proprio figlio e si vede regalare del denaro da un candidato in cambio dei voti, molto probabilmente, prima o poi, cederà. Quel politico per lui diventerà un salvatore; a differenza di chi invita il padre di famiglia a protestare per le strade, lasciando il bambino affamato. 

Da un'inchiesta de La Repubblica, pubblicata il 18 settembre 2014, si apprende che <<l'85% delle imprese sottratte alla criminalità finisce infatti per fallire, lasciando una scia di disoccupazione e di costi per le casse pubbliche.>>. Gli amministratori giudiziari sono mediocri o l'amministrazione di Cosa Nostra & Co. è migliore di quella dello Stato? Non sono pochi, purtroppo, gli ex lavoratori, oggi disoccupati, che rimpiangono la gestione oscura. 

giovedì 14 aprile 2016

THE STRANGE CASE OF GOLDMAN SACHS



Every armed conflict and every commercial competition pass through the ability to know something that others aren’t able to know. But, this ability isn’t enough to achieve success. Besides knowing something that others aren’t able to know, it’s necessary also for you to be able to avoid spreading authentic news or, otherwise, in case of unforeseen disclosure, to be able to handle its social consequences. Analysts are useful in this goal: anticipating and foreseeing. Therefore, what is information? It isn’t, as we read into Treccani vocabulary, <<news, data or element that allows to have more and less exact knowledge about facts, situations and ways of being>>; not because philological and semantic contribution of Treccani is mistaken, but because, never as in this case, Emil Cioran’s words are exemplary: <<Having a name means claiming an exact way of collapsing.>>. Then, information becomes a vision of making capabilities of  a subject, public or private, who is too far from the civil community to be judged; it is something abstract and neutral: the more it can be verified as much it loses the information value to take on the characteristics of the fact. Mostly, we exchange the facts with information on the fact. 

Do People feel by television news somebody tell BCE has decided to reduce the cost of money? The announcement is made live even by same Draghi’s mouth, who says, for example, it deals with beginning of recovery and a method to help families and businesses. What is fact and what is the information? The fact is constituted by the discount of cost of money. The information, instead, is represented by the statement according to which families and business will benefit from that. The transfer of money at subsidized rates, in fact, is nothing more than an injection of liquidity in the banks coffers, not a new benefit of the final consumer credit line. Commercial banks, being linked to a series of 'obscure parameters', will not change at all the resale process of money and the related products. If us wanted to be sophisticated, we would have to add a lot of ‘our’ banks, among which Unicredit stands out, were considered evil from Financial Stability Board and, consequently, they are put in blacklist. Pratically, they, being undercapitalized, wouldn’t provide ‘loans’ disproportionately compared with Basilea’s 3 parameters, that would impose very precise capital requirements. At this point, the information appears fragmented, but – mind you! – it’s not all. The organization that proclaims itself sovereign about monetary policy, the Europe’s Central Bank, that is sovereign because declares itself guarantor of debt of Eurozone banks, belongs to a territory that have never had a sovereignty. A federal Europe’s government never existed and it will never exist.  England and France, that you think are the strengths of the EU, in reality, have always been even opponents of a constitution rag: England in open field; France in the rear and by a bureaucratic opposition shots. So, we're dealing with an oligarchic body in foreign territory. Who wants this or who wanted it?

Mario Draghi is the president of the ECB: this is another fact, one of the many, perhaps the most famous among the facts. In 2011, Mario Draghi, before becoming president of ECB, was president of the Financial Stability Board (2006-2009) and, before, president of the  Financial Stability Forum (substituted by FSB), two organizations that have the task of compiling the list of banks at risk. In these same years, to say from 2006 to 2011, he was also Governor of Italy’s bank. However, before receiving these public appointments, Draghi was the vice-president of Goldman Sachs. Facts. Only Facts. Too many facts.
On the other side of the Atlantic Ocean, Harry Paulson’s figure appears, Secretary of the Treasury during the Bush’s administration period. Paulson, practically, was the architect of the bailout of American banking giants, on whom I he imposed the purchase of shares by the Washington’ Government. Perhaps, at that point, there wouldn’t have been anything else to do. The entire world banking system was one step away from the precipice. Someone has surely memory of the closure of Wall Street in those these days. Even Goldman Sachs appeared among the banks at risk of collapse. Well? Hanry Paulson had been the Ceo of Goldman Sachs. It could deal with only a coincidence or a natural career evolution, if we weren’t compelled to remember the Security and Exchange Commission had already fined Goldman Sachs because of fraud and for an operation conducted by Paulson, operation after which investors had lost about 1 billion dollars. In short, Paulson was rewarded for defrauding clients and State, as if any one Minister of Defense put at the head of the armed force a former boss of Cosa Nostra who has repented or a serial killer.

Who is the current president of the Financial Stability Board? For the record the facts: Mark Carney, another former employee of Goldman Sachs, who, in the same time, is president of England’s Bank and G20. Pratically, Goldman Sachs is a fertile nursery or, reading and reading again, interpreting e reinterpreting information, Goldman Sachs is something else, of wich we know very little. Romano Prodi, Gianni Letta, Mario Monti are just some of those who, passing by Goldman Sachs, have also achieved prominent positions in Europe.

The president of notorious Financial Stability Board is elected by G7, to say by seven Ministers of Economy of the most developed countries in terms of net worth. It’s a case, then, up to few time ago, English Lloyds was in plain sight in the black list of the FSB and, soon after, it has gone out from there. In a tweet on 25 February of Italian 10:17 hours, the Financial Times, writes: <<Lloyds shares surge 9.8% after special divi announced.>>. Soaring 9% of Lloyds on the stock exchange? People tend to think that Mark Carney has done his part.

Now, we should try reworking the facts! The Italians are used  to feel the word spread like difference of value between Italian bonds and German bonds and they are by now convinced German is dominant and invasive in the European economic policy, but Deutsche Bank rest at the top of the black list drawn up from FSB; which could seem a contradiction exasperating. Maybe, it isn’t it, especially if we read what Luca Ciarrocca writes in his accurate research:

In January of 2013, a bipartisan parliamentary office, the Congressional Research Service, estimated the exposure of US banks to peripheral countries of southern Europe – PIIGS: Portugal, Ireland, Italy, Greece, Spain – amount to 641 billion of dollars¸ at the same time, it touches the 1.2 trillion only for German and French banks. According to the Bank for International Settlements, American banks have 757 billion dollars in derivative contracts and 650 billion in bonds of European banks.[1]

Essentially, the link between the couple French-German an American banks is so strong that it is unthinkable to a minor role in German and French, that, naturally, can’t help driving monetary policy towards the centralization of ECB. In Basel, they establish the capital requirements imposing on banks recapitalization and because of which banks are forced to seek liquidity. In the United States, this need for capital has been answered by the Treasury in famous circumstances; European banks, besides cashing money from the ECB, issue bonds acquired by Goldman Sachs, JP Morgan Chase, Bank of America, Citigroup, Wells Fargo & Co. Meanwhile, they redefine the role of the FSB, which decides which banks have to run for cover. And the game is ready!

In conclusion, by remaining in no man’s land, Europe, and by moving to England, the birthplace of democratic freedoms, it’s necessary for us to spend a few words about the Libor, that is the London Interbank Offered Rate, nothing more than the rate at which banks lend each other money, calculated by averaging the values by the participating banks and centered on the following currencies: euro, US dollar, yen, pound, Swiss franc, Canadian dollar, Australian dollar, Danish crown, New Zealand dollar and the Norwegian crown. It is clear that, following the positions that associated banks state, Libor is outside, as it is clear that the change in Libor determines the change in financial products on a global scale. The information is given every morning, at 11.00 am. Up to 2012, associated banks, HSBC ahead, had been providing totally false and altered values for the purpose of fraudulent speculation for almost twenty years, in spite of Basel 1, 2 and 3, ECB, FSB and all control systems. And Mario Draghi, Mark Carney, Henry Paulson ... Didn’t anyone notice?

Not to forget: what is the role of Goldman Sachs? Certainly, we see it in third place of the special ranking of banks that recycled money diverting it to tax havens. With $ 840 billion, it is forced to follow only Credit Suisse (933 billion), and UBS (1,700 billion). [2]

   





[1] CIARROCCA, L., 2013, op. cit., p. 38.
[2] Cfr. Ibid., p. 60.